Il film appena uscito è sicuramente ambizioso e si affida ad attori noti e bravissimi, i costumi e le ricostruzioni sono raffinate e perfettamente inserite in quel clima culturale che ci viene raccontato con grande efficacia dai romanzi di Stefan Zweig e da altri scrittori che hanno immortalato la fine di un tempo che era stato straordinariamente ricco di eleganza, dolcezza, buona educazione, raffinatezza….Nel 1932, prima dell’avvento del Nazionalsocialismo, all’indomani della Belle Epoque, in una Mittel-Europa cosmopolita dove ancora sopravvivono grandi e potentissime dinastie economiche, si svolge il racconto che il regista del film racconta su diversi piani temporali: c’è lo scrittore, che capitando nel Grand Hotel di un immaginario ex regno austro-balcanico ormai in totale decadenza, ne incontra l’anziano proprietario, che, tornando indietro al tempo della sua giovinezza, gliene racconta l’affascinante storia…..Ecco allora il personaggio protagonista, il Consierge Gustave H, interpretato dall’affascinante Ralph Fiennes, che è al centro delle mirabolanti avventure vissute insieme all’allora giovanissimo Zero, il lobby-boy che diventa l’ombra del suo capo e di cui erediterà professione e sostanze. I personaggi del film sono incantevoli: la ottuagenaria Madame D, una Tilda Swinton truccata e invecchiata magistralmente, che, amante dello charmant e profumatissimo Gustave, lo lascerà erede di un quadro preziosissimo, e da questo pretesto si sviluppa la trama noir su cui il film è costruito. Inseguimenti, travestimenti, corse pazze in automobili d’epoca o su moto leggendarie, discese in sci o in slitta, funivie, abissi, treni, castelli, prigioni….questi i luoghi dove si svolge la vicenda narrata, di cui soprattutto resta protagonista assoluto il Grand Hotel, luogo mitico, metafora di un mondo ormai perduto, dove si aggirano eleganti e spocchiosi clienti pieni di denaro e di pretese, inconsapevoli di danzare sull’abisso.
Presto il prestigioso albergo e il suo personale saranno inghiottiti dagli avvenimenti che spazzeranno via riti e miti, mentre un esercito violento ed ignorante, vizioso ed arrogante, prendendone il posto finirà per distruggerlo, e con esso un’intera società.
Bagagli, abiti, vini, dolci, arredi, tutto finirà nel tritacarne della guerra, e dopo, la dolcezza di quei tempi radiosi ma ingiusti, diventeranno pessimo gusto e mancanza di eleganza.
La Spa del Gran Budapest Hotel, i suoi arredi, la professionalità maniacale del suo personale, gli esclusivi menu del ristorante, tutto si perderà nell’anonimato di un luogo che del passato sembra non conservare nulla. Ma il cinema sa farci ancora sognare, suggerisce il regista, che ha saputo avvalersi di un cast eccellente….Oltre Fiennes, ecco Abraham Murray nei panni del vecchio Zero Moustafa, e Adrien Brody, l’irrresistibile nerovestito figlio di Madame D, l’avido Dimitri. Imperdibile la scena della sparatoria nel cortile del Grand Hotel, una ironica citazione western, e la vertiginosa discesa su una pista di bob, che ci riporta ai cult movies di James Bond o ai rocamboleschi inseguimenti di Indiana Jones.
Meravigliosi i costumi di Milena Canonero, già premio Oscar per l’eleganza delle sue ricostruzioni: il capo dei poliziotti indossa un soprabito di Astrakan grigio che da solo ricostruisce il buon gusto di un’epoca.
