Conosco Liliana Eritrei al Festival dei cortometraggi sulla diversità “Tulipani di Seta Nera” e continuo a incontrarla sia nel tour promozionale del suo corto “Io sono qui” che al Roma Indipendent Film Festival, dove è arrivata tra i 12 finalisti. Nei nostri incontri vengo a conoscenza di alcune peculiarità del suo modus operandi e mi sembra interessante intervistarla. Liliana sei alla tua opera prima come regista: cos’è stato che ti ha fatto scattare questo desiderio di metterti alla prova? L’hai detto tu, il desiderio di mettermi alla prova, di capire il meccanismo tecnico della costruzione delle immagini, dei primi piani, dei dettagli… Infine il montaggio, che ha drammatizzato il tutto, “scucendo” la linearità del racconto per dare maggior rilievo agli istanti, ai ricordi, alle emozioni, ai momenti intensi colti dall’occhio in camera da presa di Andrea Busiri Vici, che ha curato la fotografia. Com’è nata l’idea del corto? Claudia Crisafio, che lo ha prodotto con me, mi ha proposto nel suo soggetto una tematica sociale di difficile approccio: una malattia rara denominata “sindrome di Guillain Barrè” e nel documentarci abbiamo scoperto che la malattia è ben “trattata” nella nostra nazione per cui siamo passate da un’iniziale ipotesi di denuncia ad un compiacimento della presa in carico del paziente da parte del nostro sistema sanitario. In questo corto abbiamo lavorato principalmente sulla reazione dei personaggi coinvolti nel dramma familiare, soprattutto nel rapporto della mamma con il suo bimbo di cinque anni, lasciato in disparte in un “silenzio inascoltato”. Liliana, oltre a essere sceneggiatrice e autrice teatrale, da molti anni insegni recitazione e sei acting coach di attori professionisti. Mi dicevi però che il tuo corso, fatto di lezioni individuali, segue un metodo particolare… Nel mio corso non c’è un Metodo, ma il Modo. Il modo di rappresentare le emozioni con l’esclusivo utilizzo della tecnica espressiva senza alcun coinvolgimento emotivo da parte dell’attore. Oltre allo studio del personaggio e del contesto, tale tecnica è fondata su una grande padronanza del proprio corpo, della respirazione diaframmatica e sull’utilizzo della micro muscolatura del volto e degli occhi, fondamentale per il primo piano sullo schermo. Il nome “Il Paradosso” si riferisce al saggio di Denis Diderot, “Il paradosso dell’attore” in cui c’è imitazione più che immedesimazione, con grande precisione e sicurezza dell’attore sul personaggio. Con i protagonisti, Claudia Crisafio e Luca Forlani (il marito colpito dalla paralisi), abbiamo ottenuto la massima concentrazione senza troppe chiacchiere e “svisceramenti”, nei pochi giorni che avevamo a disposizione per girare, ad Agosto, con 40 gradi! Il premio a Claudia come migliore attrice al Festival dei Tulipani di Seta Nera è stata una bella soddisfazione. Il RIFF la ciliegina sulla torta! Dopo questo primo successo cos’hai in preparazione per il prossimo futuro? Lezioni a parte, provo sempre a scrivere e a proporre storie, siano esse per il cinema, la televisione o il teatro. Ora sto scrivendo la sceneggiatura su Pietro del Morrone, ovvero papa Celestino V, tratto dal dramma teatrale “Il Trono di Pietra” di Daniela Eritrei. Sto curando la stesura definitiva del mio primo romanzo, un’altra storia italiana di sentimenti e sport, come quella che scrissi tanti anni fa per la televisione, ispirata ai Fratelli Abbagnale. Lì c’era il Sud d’Italia e il suo riscatto attraverso il canottaggio, in questo c’è la boxe, a cui si aggiunge il tema dell’integrazione . Due culture del sud a confronto, con molti punti d’incontro… e di scontro. Ci stai dando un’anticipazione e anche questa volta, nell’affrontare il tema immigrazione, vedo che ti approcci al sociale: da cosa nasce tutto questo interesse? Le storie italiane più interessanti sono quelle che s’incontrano tutti i giorni nella vita di ognuno di noi, basta solamente avere gli occhi per guardare e la mente per interpretare. E’ il famoso principio zavattiniano delle trame che si comprano dal tabaccaio, tra un’amarezza e una risata, racconta un campiello, poi allargalo… fino a diventare una città, una regione, una nazione… ci diceva Furio Scarpelli. Quando potremo iniziare a leggere il tuo libro? Sarà pubblicato a settembre di quest’anno per la casa editrice Minerva. Sarà sicuramente un piacere leggerti e vedere il modo in cui riuscirai ad affrontare anche questa volta un tema, quello dell’integrazione, che sta dividendo parecchio la nostra nazione. Un arrivederci a presto ed un in bocca al lupo per tutte le tue attività.



