Sorrentinodi Arianna Screpanti

Anche quest’anno è calato il sipario sugli Oscar e come sempre non sono mancate le critiche e le sorprese finali. Prima fra tutte la vittoria come Miglior film straniero de “La grande bellezza”, di Paolo Sorrentino, che ha surclassato gli altri candidati in lizza per la statuetta. Gli altri titoli della cinquina erano il belga “Alabama Monroe – Una storia d’amore” di Felix Van Groeningen, il danese “Il sospetto” di Thomas Vinterberg, il cambogiano “The Missing Picture” di Rithy Panh e il palestinese “Omar” di Hany Abu-Assad. Decisamente ironico e informale l’intervento sul palco del Dolby Theatre di Sorrentino, il quale ha ringraziato, in un inglese stentato, la platea per il premio ottenuto, dedicandolo alle sue fonti di ispirazione, Federico Fellini, Martin Scorsese, i Talking Heads e Diego Armando Maradona.
Tra le delusioni più cocenti quella di Leonardo di Caprio, che per l’ennesima volta si è fatto soffiare la vittoria della statuetta come Migliore attore protagonista. Si è parlato infatti della “maledizione Titanic”, poiché l’attore di “The wolf of Wall Street” ha collezionato nella sua carriera ben 4 nomination, ottenendo però zero statuette. Ad aggiudicarsi l’ambito premio è stato  Matthew McConaughey, dimagrito ben 23 chili per interpretare un malato di aids in “Dallas Buyers Club”. Quella di McConaughey non è stata l’unica trasformazione premiata. Il riconoscimento come Migliore attore non protagonista è andato infatti a  Jared Leto che nello stesso film di Jean-Marc Vallée interpreta magistralmente la fantastica trans Rayon.
C’è chi esce a mani vuote come l’ex enfant prodige Di Caprio e c’è chi fa il bis. La statuetta come Migliore attrice protagonista infatti è andata invece a Cate Blanchett, interprete fantastica in Blue Jasmine, al suo secondo oscar della carriera. “Gravity” di Alfonso Cuarón ha fatto invece incetta di premi tecnici, aggiudicandosi tra gli altri anche la prestigiosa statuetta per la Migliore regia. La sua odissea nello spazio, rivisitata in chiave moderna, ha conquistato ben sette riconoscimenti  tra i quali, Migliore fotografia, Migliori effetti speciali, Miglior montaggio, Miglior montaggio sonoro, Miglior sonoro e Miglior colonna sonora. Ovviamente non poteva non essere citato “12 anni schiavo” di Steve McQueen, vincitore come Miglior film. Il suo è un incredibile e intenso racconto di più di 10 anni di schiavismo di Solomon Northup, interpretato da Chiwetel Ejiofor, un nero nato libero che viene rapito con l’inganno e venduto come schiavo. Dalla stessa pellicola proviene anche la vittoria di Lupita Nyong’o, che, a sorpresa, si è aggiudicata la statuetta come Migliore attrice non protagonista grazie alla sua emozionante interpretazione della bracciante Patsey.

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