politicadi Gim Cassano

Il termine “discontinuità” è in questi giorni uesti giorni questidiventato uno dei più utilizzati nel Dizionario della nostra politica. E, come spesso si osserva in qualsiasi buon Dizionario, esiste un ampio elenco di possibili diversi significati per lo stesso termine. Sarà quindi opportuno cercare di entrare nel merito, e di capire se la “discontinuità” di cui oggi si parla abbia lo stesso significato di quella di cui oggi ha senza dubbio bisogno il Paese.

Perché, almeno per il momento, Matteo Renzi non ha chiarito cosa egli intenda per tale termine, e si è limitato a liquidare in 27 righe ed in 20 minuti di intervento un governo al quale, sino a pochi giorni prima, aveva assicurato il proprio sostegno, senza peraltro spiegare in cosa stia la differente direzione che intende seguire e che, proprio per esser diversa, non consentirebbe di parlare di staffetta.

Sinora, le uniche discontinuità che abbiamo avuto modo di osservare sono due: quella riguardante il nome del timoniere; e quella dell’aver riportato Berlusconi al centro della scena politica, nel ruolo di partner di un’intesa che ha per premessa un patto per la riforma della legge elettorale che riproduce gli aspetti più deleteri del “Porcellum”, ma che evidentemente riguarda gli assetti futuri del sistema politico e delle Istituzioni. Come è stato osservato, mentre si rottamava Letta, si riciclava Berlusconi.

E l’immagine di ieri di un condannato in via definitiva per frode fiscale (e solo provvisoriamente a piede libero per questo reato), nonché processato per compravendita di senatori (fatto ancora oggetto di un procedimento pendente, ma sul quale vi è già la confessione del venduto) che esce dallo studio del Capo dello Stato assicurando una futura opposizione “responsabile” testimonia due fatti contemporaneamente. In primis, l’estremo degrado dello Stato di Diritto e della dignità delle Istituzioni: è possibile comprendere il realismo politico ma, se quella dell’evasione ed elusione fiscale è una delle emergenze di questo Paese, non è possibile assistere ad uno spettacolo del genere senza provare una legittima indignazione.

In secondo luogo, un dato politico: Berlusconi si presenta al Capo dello Stato ed all’opinione pubblica forte dell’intesa con Renzi, e facendo capire che, se Renzi terrà fede ai patti, la sua opposizione sarà, appunto, “responsabile”, in attesa di trovare il momento opportuno per rigiocare le sue carte.

E’ quindi del tutto comprensibile la preoccupazione di Alfano, che sente su di sé l’ombra del Cavaliere e,  non senza fondamento, teme che Renzi possa alla bisogna trovare altre sponde sulla destra. E quindi, cerca di alzare il prezzo politico del suo indispensabile sostegno alla maggioranza, chiedendo esplicitamente un programma fatto di cose di centro-destra e senza alcun cedimento a sinistra. Chiedendo cioè non solo l’esclusiva nel presidiare il fronte di destra della maggioranza, ma anche lo spostamento del baricentro politico della stessa.

Adesso, per Renzi, la partita si fa delicata: egli non deve più render conto alla Direzione del suo partito, più che disposta a concedergli a stragrande maggioranza carta bianca senza che fossero stati valutati, discussi e votati i contenuti, le priorità, i contenuti della tanto celebrata “discontinuità”. Egli ora deve chiarire alle altre forze politiche ed al Parlamento tutto (anche ai parlamentari del PD) quel che non ha saputo, o voluto, chiarire all’interno del suo partito. Forze politiche e Parlamento che voglio sperare non si accontentino di 27 righe, e che pretendano invece venga reso chiaro cosa si intende per discontinuità.

A questo proposito, penso che, se di discontinuità si vuol parlare, questa vada cercata in primo luogo nei confronti dell’ultimo ventennio, più che del Governo appena dimessosi che, in fin dei conti, di quel ventennio è conseguenza. E quindi, per sottrarre agli equivoci questo termine, più che prestabilire una improbabile durata, sarebbe opportuno concentrare l’attenzione su alcuni punti dai quali non è possibile prescindere ove si voglia rimettere in marcia il Paese per riavvicinarlo alle democrazie europee.

Cito, al riguardo, i seguenti:
–     una seria legge sul conflitto di interessi.
–     aver chiaro come, non essendovi le risorse necessarie, nessuna politica di ripresa e sviluppo sarà possibile senza aver rimodulato le politiche di bilancio e quelle fiscali. In particolare, occorre spostare il carico fiscale dall’imposizione indiretta e dalle accise all’imposizione diretta, che a sua volta non può non essere rimodulata in termini più equi tra i redditi medio-bassi, i redditi da impresa, la casa, da un lato, e rendite finanziarie e grandi patrimoni dall’altro lato.
–     aver chiaro come sia interesse generale del Paese, e non solo di alcune categorie, quello di operare efficacemente per smantellare oligopoli, rendite di posizione, privilegi, in settori chiave per le famiglie e per le imprese: energia, trasporti, banche, assicurazioni.
–     cancellare definitivamente le più illiberali tra le leggi del recente ventennio, già in parte smantellate da sentenze della Consulta (la Legge 40, la Fini-Giovanardi, la Bossi-Fini), e tutelare diritti e libertà per ciò che attiene le coppie di fatto e le scelte di fine-vita.
–     realizzare le necessarie riforme, ad iniziare da quelle relative al nuovo sistema elettorale ed alla ridefinizione dei ruoli delle due Camere al di fuori di ogni populismo semplificatorio e senza stravolgere quei principii di democrazia rappresentativa, partecipata, e fondata sul bilanciamento dei poteri dello Stato, che la Costituzione ha stabilito, e che nel recente ventennio sono stati largamente disattesi.
Su queste ed altre rilevanti questioni, credo si debba discutere; altrimenti, l’invocata discontinuità verrebbe a ridursi all’aver cambiato il timoniere, ma senza aver definito la rotta da seguire.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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