Una regione povera, una ricchezza immensa e non sfruttata, un Paese che importa gas, petrolio, energia e che per la quantità di riserve di cui dispone (1,4 miliardi di barili) è terzo in Europa dopo Norvegia e Regno Unito. Con queste parole, lo scorso 12 gennaio, il Wall Street Journal ha aperto un articolo dedicato alla Basilicata. I paesini arroccati e le colline verdeggianti, le montagne brulle e le sorgenti d’acqua limpida. E poi i sentieri pastorali, i campi coltivati e l’aria pulita. Cammini, ti guardi intorno, respiri: in Basilicata il tempo sembra essersi fermato, con l’idillio di un paesaggio genuino e incontaminato che non ha ceduto il passo all’urbanizzazione incontrollata. Un’oasi, uno scrigno da preservare. E’ davvero così? A sconfessare questa prima, superficiale, impressione c’è un piccolo grande fattore: l’oro nero. La Lucania, l’alta Val d’Agri in particolare, nel sottosuolo ne possiede in abbondanza. E allora se i paesi di poche migliaia di anime in provincia di Potenza si spopolano per la mancanza di lavoro, ecco che il territorio si popola di trivelle.“
La Val d’Agri, dove si concentra il bacino più importante, da sola produce l’82% del petrolio italiano e possiede il più grande giacimento di petrolio onshore (sulla terraferma) dell’Europa continentale. Nasce così il nuovo piano dell’Eni: un altro pozzo – chiamato “Pergola 1”, nel comune di Marsico Nuovo – e circa 24 chilometri di oleodotti petroliferi nasceranno sul territorio a ridosso di un’area protetta, in prossimità del fiume Agri, a pochi metri dalle case e dai campi coltivati.
Mentre però da una parte c’è già chi si immagina che quei 40 mila barili al giorno previsti faranno diventare Marsico Nuovo la capitale del petrolio della Val d’Agri, dall’altra parte c’è chi, come sempre, non ci sta. Per questo è nato il Comitato “No al pozzo Pergola 1″, che raccoglie l’adesione di centinaia di cittadini e annuncia piena battaglia.
“Pergola 1” comporterebbe uno scavo di venti metri di larghezza e quattro di profondità, creando un fitto reticolo di oleodotti collegati ai tre pozzi già esistenti a Marsico Nuovo. Tutto passerebbe sotto il fiume Agri, sotto la superstrada Fondo Val d’Agri, passando in alcuni punti a 200 metri dalle abitazioni”. La superficie da espropriare è pari a 180.000 m2; circa il 30% delle superfici è costituito da fertili suoli agricoli, pascoli e boschi. I cittadini di Marsico Nuovo, poi, temono che possano verificarsi ancora episodi come quello del 25 marzo 2013, quando dai pozzi e lungo le condotte fuoriuscì idrogeno solforato.
Della vicenda si è occupato persino il Wall Street Journal, che ha definito la Basilicata come il “Texas italiano” per i suoi giacimenti di oro nero e ha denunciato il tentativo del governo italiano di accelerare sulle trivellazioni per l’estrazione di petrolio.
Per tali motivi – scrivono i componenti del Comitato – non resteremo a guardare:
“Blocchiamo il pozzo Pergola 1!” Un “no” motivato dalle possibili ricadute negative che potrebbero esserci a danno del territorio del comune valdianese e degli stessi abitanti.



