Trento. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani si occupa da anni di tutelare i bambini sottratti alle famiglie senza motivi gravi e accertati e di proteggere i bambini dagli abusi da psicofarmaci. In occasione delle elezioni provinciali abbiamo deciso di chiedere ai candidati che cosa intendono fare per tutelare i bambini da questi abusi. A questo fine abbiamo inviato queste lettere a tutti i candidati presidente e anche a tutti i candidati:
“Oggetto: Servizi sociali e bambini sottratti alle famiglie: uno scandalo da riformare
Gentile Candidato,
In questi anni il nostro comitato si è occupato del fenomeno dei minori sottratti alle famiglie senza motivi gravi o accertati. A causa di una lacuna legislativa, i bambini possono essere tolti alle famiglie senza che siano vittime di reali abusi, ma sulla sola base di valutazioni di natura psichiatrica e psicologica che nascono spesso da situazioni di indigenza economica o da conflittualità tra i coniugi. Il fenomeno è incredibile, dato che è molto difficile credere che i nostri stessi servizi sociali, psicologi e psichiatri, che dovrebbero tutelare i minori, siano in realtà la causa delle sofferenze dei bambini strappati ingiustamente dalle loro famiglie. Seppur incredibile, da più parti si sono levate voci sempre più autorevoli di denuncia, come la recente interrogazione sugli allontanamenti facili dell’onorevole Roberta Angelilli Vice Presidente del Parlamento Europeo.
Purtroppo il Trentino non è un’isola felice in questo ambito, al contrario, secondo una recente ricerca del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, siamo agli ultimi posti sia per numero di minori allontananti (troppi) sia per percentuali di affidamenti etero-familiari (troppo basse). Questi dati sono il risultato della politica assistenzialista di una ristretta cerchia all’interno dell’attuale maggioranza volta a tutelare il sistema delle case famiglia e relativo indotto, basti pensare alla recente bocciatura del disegno di legge a favore dell’affido etero-familiare stroncata proprio dall’assessore Ugo Rossi, e alle recenti dichiarazioni dell’ex Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, che ha sostenuto che le critiche al sistema del welfare erano “immotivate o sopra le righe”. E il Comune di Trento ha brillato per la sua strenua opposizione a qualsiasi riforma, non ultima la secretazione della seduta in merito alla rimozione del dirigente dei servizi sociali.
La necessità di una riforma del sistema è urgente. Ad oggi i cittadini trentini hanno sottoscritto circa 6.500 petizioni per una riforma del sistema dei servizi sociali e molta gente si è rivolta a noi denunciando l’arroganza degli assistenti sociali e la loro sfiducia nei loro confronti. Abbiamo persino ricevuto segnalazioni di famiglie, soprattutto mamme sole, che non si rivolgono ai servizi sociali per paura di perdere i figli. Le motivazioni di questa sfiducia, a volte addirittura paura dei servizi sociali, nascono da esperienze personali dirette o da esperienze di familiari, amici e parenti.
Dietro questo scandalo ci sono degli enormi interessi economici. Un bambino in istituto ci costa dai 100 ai 400 euro al GIORNO. Come ha affermato, l’onorevole Antonio Guidi, ex ministro per la famiglia: “Vale più un chilo di bambino che un chilo di eroina.”
La nostra è una denuncia pesante: ma lo stesso presidente della commissione politiche sociali del comune di Trento ha ammesso pubblicamente, per poi non fare nulla di concreto, che è necessaria una riforma dei servizi sociali. Le chiediamo quindi ufficialmente, anche a nome dei 6500 cittadini che hanno firmato per chiedere una riforma, di farci sapere che cosa intende fare su questo problema una volta che sarà eletto.
La sua risposta o mancata risposta verrà da noi ampiamente pubblicizzata, con priorità in ordine di data di ricevimento e di impegno manifestato, sia sui siti che sui social network, sia sulla stampa, sia direttamente ai 6500 cittadini che hanno firmato le petizioni, sia attraverso tutti i nostri canali, al fine di informare i cittadini delle intenzioni dei loro candidati. Ci auguriamo che decida di impegnarsi seriamente per riformare il sistema a tutela delle centinaia di bambini che in questo preciso momento soffrono lontano dalle loro famiglie. …
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Oggetto: Per scuole in cui imparare a leggere e scrivere che NON siano cliniche per bambini
Gentile Candidato,
Nel 2008 la Provincia di Trento ha approvato la legge “Disposizioni in materia di uso di sostanze psicotrope su bambini e adolescenti” per proteggere i bambini dagli abusi di psicofarmaci. La legge era sostenuta da oltre 4000 sottoscrizioni da parte di cittadini trentini. In seguito, per evitare l’approvazione del recente disegno di legge sulla dislessia che avrebbe potuto portare alla medicalizzazione e psichiatrizzazione della scuola, sono state raccolte altre 2000 firme. Le scuole dovrebbero essere dei luoghi in cui si insegna a leggere e scrivere ma sono sempre più delle cliniche. Attraverso convegni, riviste e azioni di lobbying, le case farmaceutiche stanno diffondendo una cultura per cui i disagi e problemi dei ragazzi vengono sempre più spesso trattati come problemi psichiatrici e psicologici e non in ambito didattico. In particolare, un consigliere provinciale è arrivato addirittura al limite della diffamazione nei confronti del nostro comitato e degli oltre 6000 cittadini che hanno firmato le petizioni, al fine di convincere i consiglieri ad approvare la legge.
Sfortunatamente le conseguenze nefaste di questa tendenza si stanno già manifestando: secondo una ricerca dell’Assessore alla Sanità Ugo Rossi in Trentino il numero dei minori sottoposti a trattamento con psicofarmaci è aumentato da 2010 nel 96 a 127 nel 2011. Un aumento molto preoccupante. Ma l’Assessore all’Istruzione Marta Dalmaso non si sta interessando a fondo del problema. Ha rifiutato di incontrare i nostri rappresentanti, nonostante le oltre 6000 firme raccolte, mentre la legge del 2008 non viene applicata completamente, come risulta da un documento dell’Assessore alla Sanità Ugo Rossi.
Le chiediamo quindi ufficialmente, anche a nome degli oltre 6000 cittadini preoccupati, di farci sapere che cosa intende fare su questo problema una volta che sarà eletto. …”
La risposta o mancata risposta dei candidati verrà da noi ampiamente pubblicizzata, con priorità in ordine di data di ricevimento e di impegno manifestato, sia sui siti che sui social network, sia sulla stampa, sia direttamente ai 6500 cittadini che hanno firmato le petizioni, sia attraverso tutti i nostri canali, al fine di informare i cittadini delle intenzioni dei loro candidati.
Silvio De Fanti
Vicepresidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
www.ccdu.org


