Chemioterapia«È necessaria maggior chiarezza sull’uso dei farmaci chemioterapici» chiede il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato. «La comunità scientifica – spiega Maritato – continua infatti a mostrarsi spaccata sul rapporto danni-benefici della chemioterapia. E in mezzo, come al solito, restano i malati. Da una recente ricerca apparsa su Natural News condotta dai ricercatori del McGill Cancer Center, su un campione di 118 medici è emerso che 3 medici o scienziati su 4 rifiutano la chemioterapia per se stessi a causa degli effetti devastanti su tutto il corpo e sul sistema immunitario, ma anche a causa del basso tasso di successi. Soltanto il 2-4% dei tumori, infatti, risponde a questo tipo di terapia». «Sono tutti elementi che devono far riflettere – continua Maritato – Considerando che nel nostro Paese i tumori sono la seconda causa di morte, dopo le malattie cardio-circolatorie e che la terapia più diffusa attualmente è a base di chemio».
«A questo si aggiunga – conclude Maritato – l’ultima discutibile scelta del governo, in base alla quale due farmaci oncologici (il pertuzumab e l’afibercept) sono stati ammessi in farmacia dopo autorizzazione dell’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) a totale carico del malato. Stiamo parlando di cifre difficilmente sostenibili per una buona fetta di popolazione: si va dalle 6.000 alle 4.000 euro a somministrazione. Trattandosi di farmaci salvavita ci si chiede come venga tutelata la salute del malato se viene messo in condizione di curarsi soltanto chi “può permetterselo”».

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