Questa volta la vittima, stroncata da una forma di epatite fulminante è un uomo di sessant’anni tecnico della sala settoria, dell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma. Oltre a lui altri due dipendenti, un medico eun’infermiera, sono stati colpiti da simili sintomi e subito ricoverati nell’ospedale in questione, ad oggi secondo alcune fonti sanitarie in leggero miglioramento.
Il tecnico è stato il primo ad accusare il malore qualche giorno dopo l’esecuzione di un’autopsia avvenuta a fine luglio nella sala settoria, anche gli altri 2 dipendenti hanno avuto dei compiti da svolgere in quella stesa sala.
La questiona che ancora non è stata chiarita è la causa dei malanni , il sospetto è di un’intossicazione che i tre malcapitati abbiano potuto prendere sul comune luogo di lavoro, questo non si potrà sapere fino a che non si conoscerà l’esito del test autoptico che verrà effettuato alla vittima: solo dopo l’esame verrà stabilito se la causa del decesso è dovuta ad un epatite di natura tossica oppure virale.
Subito dopo l’accaduto la Regione ha convocato le direzioni sanitarie di tutto il Lazio per stabilire i rischi clinici , le infezioni ospedaliere e la verifica del rispetto delle norme. Ma in ogni caso non risulta ancora chiara la situazione, troppe incongruenze, troppi silenzi che non danno la possibilità di capire ciò che realmente è accaduto e potrebbe ancora succedere.
L’associazione Assotutela ha chiesto di affrontare questo caso con più trasparenza, soprattutto di spiegare in maniera lucida e franca a cosa è dovuto il misterioso morbo che avvolge l’ospedale San Giovanni di Roma.
Il presidente di AssTtutela, Michel Emi Maritato, spiega che qualche giorno prima proprio nella sala settoria, sono stati effettuati dei lavori di manutenzione alla conduttura dell’acqua, e intanto la domanda che sorge spontanea e resa pubblica è: “Casualità? O collegamento?”.
Fatto sta che quando si avranno le risposte sarà ormai troppo tardi per ridare la felicità a quei figli che hanno perso il padre per una causa sconosciuta, o a quella moglie che ancora si chiede il perché e che se non fosse stato per la denuncia da lei dichiarata molto probabilmente non si sarebbero fatte indagini approfondite. In attesa delle risposte da parte dell’ospedale e delle inchieste aperte sul caso , non rimane altro da fare che aspettare e sperare in un miglioramento per evitare che altre persone soffrano e alcune domande rimangano senza una risposta come accade ormai nella maggior parte dei casi.



