Science News — 26 luglio 2013 – Di Sally Satel e Scott O. Lilienfeld
I neuroscienziati, riducendo il pensiero e il comportamento umano in immagini colorate di neuroni eccitati, hanno trasformato le scansioni cerebrali del cervello in truffe. L’idea che il pensiero implichi più della sola attività cerebrale non è nuova, ma gli autori ne danno una visione aggiornata, provocatoria.Le scansioni MRI (risonanza magnetica nucleare), spesso utilizzate da ricercatori e media per dimostrare che aree specifiche del cervello rappresentano le sedi di amore, odio e altre esperienze umane, nella migliore delle ipotesi rilevano una frazione dell’attività cerebrale che si verifica quando le persone svolgono la propria attività mentale o manifestano certe emozioni. Tali misurazioni del cervello non possono pienamente prevedere né tantomeno spiegare i pensieri e sentimenti della gente: sono la conseguenza dei pensieri, non la loro causa.
Questo, però, non ha oscurato il fascino culturale di una ricerca volta a spiegare i desideri e le azioni come prodotti del cervello, che hanno poco o nulla a che fare con responsabilità personale o il libero arbitrio. Un ramo della scienza incentrata sul cervello è il fiorente business del neuromarketing, in cui consulenti pubblicitari utilizzano dati sull’ MRI e sulle onde cerebrali per dire a Google, Facebook e altre aziende se i consumatori acquisteranno o ignoreranno i nuovi prodotti. I dati sul cervello potrebbero probabilmente identificare prodotti che attirano l’attenzione, ma non c’è nessuna prova che le informazioni neurali rivelino le preferenze di prodotto da parte della popolazione.
Lo stesso vale per l’idea ormai popolare che il cervello controlli la dipendenza da droghe, le attività criminali e il ragionamento morale.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.
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