Crisi, Draghi insiste sulle riforme strutturali. E chiede altri sacrifici all'ItaliaLe borse europee hanno chiuso con un segno negativo ieri dopo la decisione della Bce di lasciare invariato il tasso di sconto a 0,75. Ci si aspettava un po’ più di coraggio. E invece è passata la strategia attendista. Attendismo nei confronti della politica, innanzitutto, chiamata a fare passi in avanti su due punti: unione europea effettiva e riforme strutturali. Tuttavia non si può non considerare il fatto che un intervento sul costo del denaro non avrebbe avuto la benché minima influenza su un circuito bancario ormai immobilizzato dalla recessione, in parte, e in parte dalle ripercussioni della crisi dei derivati. Indirettamente, la decisione di ieri della Bce ha comunque avuto un effetto “benefico” sull’euro, costretto ad arretrare rispetto al dollaro. Il deprezzamento della divisa europea, infatti, viene sempre più indicato come una possibile via d’uscita, una delle poche, dal pantano in cui si trova il Vecchio continente. Seppur con tempi più lunghi, permetterebbe ai mercati di riacquistare una certa dinamicità. Ma su questo c’è, ovviamente, il no granitico dei tedeschi.

Draghi realista, quindi, nel premere l’acceleratore sulle cosiddette riforme strutturali, soprattutto all’indirizzo dell’Italia. E’ questo il senso della telefonata di pochi giorni fa con Napolitano. Quindi il nostro Paese, dopo aver subito un salasso in termini di reddito pro-capite dovrebbe affrontare la mannaia sui diritti e, quindi, sul valore dei redditi da lavoro. Questa direttiva taglia la testa al toro, ovviamente, a tutte le soluzioni “a metà” a cui sta pensando Bersani.

D’altronde, sembra che i fondamentali dell’economia dell’Eurozona siano in serio pericolo visto che, nel corso della conferenza stampa iniziata alle 14.30, il numero uno della Bce ha detto chiaramente che “la graduale ripresa attesa nella seconda metà dell’anno è soggetta a rischi al ribasso”.

Draghi ha fatto riferimento al problema dell’accesso al credito da parte soprattutto delle piccole e medie imprese: “Tenete ben presente quanto la Bce può e non può fare”, ha detto, precisando che l’istituto non può colmare la mancanza di capitali delle banche. “Non possiamo rimpiazzare la mancanza di capitale nel sistema bancario”, ha precisato.

“Dovranno iniziare a pensare a un piano di misure non convenzionali, se la ripresa non si concretizzerà – ha detto in una intervista a Bloomberg Martin van Vliet, economista senior dell’area euro sempre per ING, ad Amsterdam – Potrebbe essere troppo presto per la Bce agire ora, ma mi aspetto che Draghi riconosca che l’economia non sta migliorando e le probabilità di una sorpresa sono più alte rispetto a quanto non lo siano mai state”.

Fonte: http://www.controlacrisi.org

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