Caso Cipro - Il declino di una Europa fondata sulla doppia predestinazioneIl terzo millennio ha consacrato la globalizzazione, il mutamento geopolitico da unipolare a multipolare, le strategie non collegate più alle ideologie ma agli interessi continentali.
Questi repentini cambiamenti hanno messo in crisi le varie forme di neocolonialismo, che per oltre due secoli, attraverso forme camaleontiche, erano riuscite a fare gli interessi di pochi a danno dei più deboli. Quanto è avvenuto a Cipro nei giorni scorsi potrebbe passare alla storia come il capolinea del neocolonialismo di stampo mitteleuropeo.
Questa forma di colonialismo si fonda sulle dottrine elaborate da Calvino, che fanno perno sulla doppia predestinazione: “alcuni uomini sono destinati alla gloria eterna, altri alla dannazione eterna”.
Questa visione dell’uomo, della società e della storia si scontra con la visione cattolica, con quella ortodossa e con quella islamica; inoltre,oggi, sul piano pastorale si deve confrontare con il Magistero di Francesco, Vescovo di Roma.
L’Europa delle burocrazie, e non dei popoli, ritiene che con una direttiva si possono cancellare millenni di storia. L’Europa con i provvedimenti adottati contro il popolo cipriota, sempre in forma consuntiva, ha dimostrato tutta la sua “leggerezza culturale” dando per scontato che il popolo cipriota si senta rappresentato da un Governo, sostenuto a da est o da ovest, e non ha preso in considerazione il fatto che il popolo cipriota si sente rappresentato, ancora una volta, solo dal suo Vescovo Chrysostomos II. Non a caso la Chiesa cipriota ha dichiarato di essere pronta a vendere tutti i suoi beni per alleviare le sofferenze del popolo cipriota.
E’ utile ricordare che la Chiesa cipriota è la più antica comunità cristiana dopo quella di Gerusalemme, uno degli apostoli, Barnaba, era nato a Cipro e che Paolo prima di venire a Roma ha predicato a Cipro.
Dopo la caduta dell’impero romano d’oriente, malgrado l’occupazione dei francesi dal 1191 al 1489, dei veneziani dal 1489 al 1571 e degli  ottomani dal 1571 al 1832, la Chiesa di Cipro ha mantenuto sempre la sua indipendenza, per questo motivo è sempre stata in grado di svolgere un ruolo importante nella vita sociale e politica dell’isola.
L’Europa con le sue decisioni non ha dato il giusto peso a due aspetti: il primo riguarda il prestigio che la Chiesa cipriota gode all’interno del  mondo ortodosso, sia quello greco che quello russo; il secondo che le grandi società, sia orientali che occidentali, tutte interessate allo sfruttamento dei giacimenti, non si faranno certo scoraggiare da questo tipo di politiche messe in atto dalla Unione, sarà sufficiente spostare le società  nella parte nord di Nicosia, di sovranità turca. In  questo modo si rivivrà la situazione di Berlino dopo la seconda guerra mondiale.
Nell’area del mediterraneo orientale il mondo ortodosso rappresenta circa duecentocinquanta milioni di persone.
Come popolari glocalizzati riteniamo di evidenziare i vari scenari che questa nuova situazione prospetta: il primo si può far coincidere con la cancellazione del movimento politico cipriota che puntava alla riunificazione dell’isola e al suo ingresso nella Unione Europea; il secondo da ragione agli esponenti dei partiti turchi che non vogliono entrare nella Unione  per non perdere la propria sovranità nazionale; il terzo che si da un riconoscimento operativo internazionale alla dichiarazione di indipendenza della Repubblica Turca di Cipro, finora fatto solo dalla Turchia, la cui Banca centrale potrà autorizzare l’apertura d nuove banche per soddisfare le esigenze crescenti delle nuove società; il quarto, la Turchia potrebbe entrare nella nuova Banca di Sviluppo decisa a Durban durante la riunione dei Paesi  facenti parte del gruppo del BRICS; il quinto, la Turchia guarderà sempre più a est e cercherà di risolvere conflitti decennali, tipo quello con il popolo curdo, per essere sempre più libera da legami con la Unione Europea.
A questo punto il contatto rimarrebbe soltanto la NATO.
Come cittadini di un mondo globale che viviamo nel locale dobbiamo fare nostro l’auspicio che Aldo Moro per la Pasqua del 1977, un anno prima di essere trucidato dalle brigate rosse, ci ha lasciato “In questo muovere tutti verso una vita più alta, c’è naturalmente spazio per la diversità, il contrasto, perfino la tensione. Eppure, anche se talvolta profondamente divisi, anche ponendoci, se necessario, come avversari, sappiamo di avere in comune, ciascuno per la propria strada, la possibilità ed il dovere di andare più lontano e più in alto.
La diversità che c’è tra noi non ci impedisce di sentirci partecipi di una grande conquista umana.
Non è importante che pensiamo le stesse cose, che immaginiamo e speriamo lo stesso identico destino; è invece straordinariamente importante che, ferma la fede di ciascuno nel proprio originale contributo per la salvezza dell’uomo e del mondo, tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo.”.
CORRADO TOCCI
SEGRETARIO POLITICO POPOLARI GLOCALIZZATI

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