Panza e prisenza di Giuseppina Torregrossadi Elisabetta Bolondi

E’ uscito un anno fa, questo leggibile giallo-rosa di Giuseppina Torregrossa, ambientato a Palermo, tra mafia, violenza, omertà, cibi profumati e voluttà. Non è Montalbano la bella e sensuale Marò Pajno, una commissaria di polizia che per ora, dopo una giovinezza sull’Aspromonte dove si è fatta le ossa collaborando con due colleghi, Sasà e Lo bianco, ambedue innamorati di lei, lavora comodamente in un commissariato “facile”. Ma un delitto inatteso avvenuto in pieno giorno davanti al tribunale, e costato la vita al grande e noto avvocato Maddaloni, la spingono in prima linea; il suo amico Lobianco, divenuto questore, la incarica dell’indagine pur sapendo che il caso è difficile, l’omertà in agguato, il maschilismo anche: non si vede con piacere negli ambienti della questura affidata ad una donna una storia così complicata; l’altro amico, il bel Sasà, vice commissario antimafia, pur volendo aiutare e consigliare la bella Marò, da cui è da sempre attratto, si mette nei pasticci schierandosi a viso aperto contro i boss del piccolo centro in cui si nasconde un celebre latitante di mafia. Le indagini rispettive portano i due colleghi a scontrarsi con muri di silenzio e di violenta omertà, come spesso avviene in quei luoghi, dove le ragioni dello stato sono spesso lettera morta di fronte ad intimidazioni e coperture politiche. Il fascino del romanzo tuttavia sta nella leggera sensualità che lo pervade…..cibi profumati, ricette regionali raccontate e descritte minuziosamente, momenti di passione vissuti o solo immaginati, tutto collabora nella caldissima estate palermitana a quella miscela di carnalità che appare la cifra più evidente del romanzo….Marò ha un olfatto che le permette di investigare soprattutto con gli effluvi che promanano dagli abiti e dagli ambienti in cui si muovono i diversi personaggi; Sasà invece ha un disturbo che lo spinge a lacrimare ogni volta che l’eccitazione sessuale gli si manifesta…..Insomma tra ziti, alici, ricci, lumache, finocchietto selvatico, basilico, prezzemolo e pomodorini va avanti la doppia indagine dei due colleghi. Mantre Marò si ostina a cercare l’assassino che ha spaccato la testa all’avvocato Maddaloni, irreprensibile e onestissimo professionista, amato e venerato da tutti, Sasà è convinto che per battere la mafia si debba cominciare dalle infrazioni piccole della quotidianità: “Non servono atti di eroismo, basta contrastare i reati più banali, punire duramente le più piccole violazioni, quelle che di solito vengono trascurate per indulgenza, pigrizia, lassismo. Perché è da lì, da quel diffuso bisogno di soddisfare gli interessi personali, che ha inizio la corruzione”. Con un linguaggio in cui l’italiano ed il dialetto si mescolano, come nel parlato quotidiano, la Torregrossa ci racconta uno spaccato di società nella Palermo odierna del tutto verosimile: la bellissima città, dove il Barocco si mescola al degrado, dove il mercato variopinto di Ballarò si alterna al mare visto dal Foro Italico, dove la Festa di Santa Rosalia riporta tutti, cittadini di ogni cultura e condizione, ad un’atmosfera arcaica e vagamente superstiziosa, con gesti ripetuti da secoli, sempre uguali, guai a mancare il grido “Viva Palermo e viva Santa Rosalia”, come fa il sindaco che per questo viene deriso e insultato…. Insomma una storia di oggi, che affronta i problemi della giustizia in Sicilia, con quel tocco di leggerezza che ha fatto amare a tanti lettori la letteratura di ambiente siciliano, sempre pronta a cogliere le suggestioni del passato adattandole all’attualità. Il trio dei poliziotti, la vedova Maddaloni, la giovane Caterinedda, i comprimari sullo sfondo offrono un quadro espressivo della società che la scrittrice ci descrive, con un occhio particolare alle figure femminili, che qui sono le vere protagoniste.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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