di Michele Caruso

Un nuovo spettro si aggira per l’Europa: lo spettro della Crisi. Tutte le potenze d’Europa si devono coalizzare in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il Papa e la Regina Elisabetta, Hollande e l’Italia, radicali spagnoli e poliziotti tedeschi. È ormai tempo che si esponga apertamente in faccia a tutto il mondo il nostro modo di vedere, i nostri fini e le nostre tendenze, e che si contrapponga alla favola dello spettro della Crisi, una fattiva risoluzione politica ed unione sociale.

Ora, a prescindere da questa simpatica parodia al pensiero di Marx, si può affermare che un nuovo spettro si aggira per l’Europa e in altre parti dell’Ovest – lo spettro del declino.

Di fronte a questa minaccia, una sinergia tra i governi dei diversi Paesi europei e non solo dev’essere rivolta a tagliare la spesa pubblica, a disciplinare le Banche, a riformulare i trattati, e a rassicurare i cittadini ancor prima dei mercati.

I principali nodi da risolvere sono rappresentati dalla produttività stagnante, dall’aumento dei costi, dall’obsolescenza delle infrastrutture, dalla spaventosa disoccupazione giovanile e dai mercati non concorrenziali.

Se si continuerà a pensare solamente a come curare i sintomi, il paziente non guarirà. Priorità dei governi deve essere, infatti, quella di stabilizzare la situazione attuale: bisogna muoversi con decisione per affrontare le cause originarie della Crisi e, ad un tempo, gettare le basi per costruire un futuro migliore.

In altre parole, necessitiamo di una strategia organica e lungimirante. Eppure, molti governi hanno perso la propria fiducia nelle pianificazioni strategiche, ricorrendo invece a ciò che Paul Cornish chiama “un modo meno intelligente di cavarsela in qualche maniera.” I politici temono che la loro capacità di pianificare non possa più competere con la complessità e l’incertezza del nostro mondo. Ciononostante, anziché abbandonare la fiducia nella pianificazione strategica, i politici e i funzionari pubblici dovrebbero imparare proprio da questi fallimenti e frustrazioni, ricalibrando il tiro di volta in volta, passo dopo passo.

In tutto il mondo, gli innovatori del settore pubblico stanno facendo esattamente questo, dando vita ad un nuovo tipo di strategia che cerchi di combinare obiettivi chiari con metodi flessibili. Questa “strategia adattativa“, come ha affermato di recente il Boston Consulting Group, differisce dalle strategie di business che hanno dominato il ventesimo secolo e anche dalla politica dello  “speriamo di cavarcela”.

La strategia adattativa implica dunque una più debole capacità di predizione degli scenari futuri – e di controllo ancor meno –  rispetto alle strategie tradizionali, offrendo però la possibilità ai governi di indicare nuove strade, abbandonando la rigidità e la superficialità dei vecchi modelli.

Bisogna, quindi, dapprima indicare un obiettivo ambizioso, mobilitare le energie necessarie per raggiungerlo, e ridefinire la traiettoria strada facendo, con piccoli ma costanti interventi correttivi, sposando sempre strategie adattative.

Basterebbe, molto semplicemente, imparare dal gioco degli scacchi.

 

PER SAPERNE DI PIU’

1)         Adaptive Strategy in Government, May 18, 2012 by Craig Baker, James Purnell, and Martin Reeves

2)        Strategy in Austerity: The Security and Defence of the United Kingdom, by Paul Cornish. A Chatham House Report (London: Royal Institute of International Affairs, October 2010)

 

 

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookPinterest

Di Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)