Papa Pacelli è un elegantissimo Pantalone che parla latinorum e indossa una mitria a forma di Cupola di San Pietro; Padre Pio è un Balanzone pugliese con il saio, il naso a peperone, ultras del Foggia. I due si incontrano nell’aldilà e, dopo i convenevoli di rito e aver rievocato brevementealcune pagine poco edificanti della storia della Chiesa, vengono a sapere che Papa Wojtyla ha proclamato 482 santi e 1338 beati e in paradiso c’è rimasto un posto solo. Fra loro si scatena una lotta senza esclusione di colpi. Papa Pacelli accusa Padre Pio di mercimonio paganeggiante e di aver trasformato San Giovanni Rotondo nella Las Vegas del Gargano, ma a sua volta è accusato del pesante silenzio del Vaticano rispetto allo sterminio nazifascista. A dirimere l’aspra contesa giungerà nientemeno che Dio in carne e ossa: una ballerina brasiliana di colore, che non solo canta, si dimena e invita le pecorelle presenti ad amarsi e gioire della vita, ma fa anche riferimento alla Teologia della Liberazione e alle esperienze di uomini di Chiesa straordinari come Padre Zanotelli e Don Gallo. Sarti e Storti fanno ricorso, con tanto di maschere, alla Commedia dell’Arte e non rinunciano a ricordare, con un trascinante blues finale, il profondo messaggio del Vangelo, mettendo in rilievo la discrasia fra i vertici del Vaticano e quei sacerdoti che operano nel sociale a difesa e in aiuto degli ultimi della terra. Dopo secoli di vessazioni, denunce, arresti e censure una piccola vendetta pacifica del teatro, consumata grazie a una delle sue armi più congeniali ed efficaci: quella tagliente dello sghignazzo.
Orari recite:
ore 20.45
domenica ore 17.00
testo e regia Renato Sarti
con il prezioso contributo di Bebo Storti e con Delma Pompeo
voce Radiomariacensura Daniele Luttazzi
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
Teatro della Cooperativa


