emmi di Lucia Gemma

“Solo per sentire una volta il suo odore. Solo per darle un bacio. Niente sesso. È sposata, purtroppo! Niente sesso, glielo giuro. Bernhard, lo giuro! Emmi, voglio solo sentire l’odore della sua pelle. Non voglio sapere che aspetto ha. Non accenderemo la luce. Buio pesto. Solo qualche bacio, Emmi. Che c’è di male? È tradimento? Cos’è il tradimento? Un’e-mail? O una voce? O un odore? O un bacio? Desidero tenerla vicino. Desidero abbracciarla stretto. Solo una notte insieme a Emmi. Chiudo gli occhi. Non mi serve sapere che aspetto ha. Devo solo sentire il suo odore, baciarla e saperla vicina a me. Rido dalla gioia. È tradimento, Emmi?”

— Daniel Glattauer

Un corpetto di seta bianchissima. Un velo lungo cinque metri. Elise è raggiante. Guarda il suo sposo come fosse l’incarnazione del  mistero più bello, più puro. Conosce poco quegli occhi che sfuggono, quelle mani che fingono. Non sa del suo amore sepolto e impolverato. Eppure lui una volta tentò di dirle qualcosa a proposito. Ma lei lo zittì. Non osò infrangere quello specchio di vita assieme. Avanzo lungo queste mura familiari e vorrei non sentirle così a fondo nel mio corpo. Il mio portamento impeccabile. I miei occhi grigi. Avanzo. Mille volti su quest’unico desiderio di fuggire e non tornare mai più. Avanzo. Testimonierò questo amore fantoccio e darò la mia benedizione. Farò ciò che tutti si aspettano che faccia. Semplice. Prenderò le loro mani e le unirò. La mie saranno piccola cupola dal sole splendente che irradia nei grandi e colorati finestroni. Guarderò Elise e sorriderò. Guarderò Andrè. Continuerò a sorridere. Avanzo. “Glielo dirai? Prima o poi glielo dirai?” “Dirglielo… Perché mai, Camille?” Avanzo. I miei lunghi capelli avvolti in un velo rosato. Il mio viso pallido e innamorato.  “Adesso uscirò da questa stanza. Chiuderò la porta e tu mi lascerai andare. Continueremo ad essere quello che siamo sempre stati. Sposerò Elise. Saremo felici.  Saremo felici…” Singhiozzi inutili in una notte predestinata da tutta la vita. Frasi sconnesse da ogni piccolo appiglio che il mio cuore avrebbe potuto accogliere e stringere forte a sé. Non ho la gentilezza di Elise, la sua attenzione ai dettagli, i suoi bellissimi occhi azzurri, la sensualità dei suoi piccoli seni. Ho solo me stessa. Tutta  frantumata. E la sua lettera sul cuore, ogni notte: “Io ti amo piccola donna. Ti amo contro il vento caldo di questa estate, contro il setaccio di mille altri uomini che ti vorranno e non potranno mai possederti. E ti amerò quando percorrerai la grande navata della sala colorata e mi guarderai piena di urla mute e braccia abbandonate lungo i fianchi. Sarai bellissima. Potrò guardarti per l’ultima volta. Non piangerò. E neppure tu. Prenderai le nostre mani e ti amerò per il coraggio che avrai nel non gettarle via. Poi ci benedirai. E io maledirò l’istante in cui ti vidi e provai un grande senso di appartenenza al tuo piccolo e amabile corpo. Alla tua pelle sempre profumata di addii insensati. Alle mia fronte sui tuoi seni. Alle tue risate soffocate dalle ultime leggere lacrime. Ti amerò anche allora. Tu non me lo lascerai fare. Ma io continuerò a farlo.
Andrè.”

To be continued

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