di Michele Caruso

Trovandomi a Parigi per motivi di studio, ho pensato, per quest’editoriale, di addentrarmi in un argomento molto caro alla ricerca scientifica in genere ed all’Italia in particolar modo: la fuga dei cervelli.
La domanda di fondo è: che cosa cercano, fuori dall’Italia, i cervelli che fuggono? In prima battuta: più meritocrazia, più senso civico, ed una personale stabilità economica.
E le statistiche, in questo senso, confermano che gli italiani che hanno scelto di migrare sono riusciti a migliorare la propria condizione lavorativa e sociale. Inutile dire, quindi, che la maggior parte di loro non ha alcuna intenzione di tornare a casa: «un’emorragia – scrive Enrico Caporale sulle pagine de La Stampa – di idee (e soldi) a vantaggio di realtà più competitive».
Nel nostro Paese, d’altronde, le cause di fondo di questo flusso in uscita di cervelli, non sembrano destare troppi allarmi tra le classi dirigenti. Non si ha, in altri termini, l’impressione che ci siano le basi e le dovute intenzioni per provare a tamponare quest’emorragia. E così l’Italia perde i suoi cervelli e continua ad impoverirsi da un punto di vista culturale, che è la peggior forma di povertà, perché uccide il futuro di una nazione.
Gli italiani all’estero hanno cognizioni, competenze e voglia di fare che potrebbero trasformarsi in un grande motore di crescita per il nostro Paese. Il problema è convincere chi è emigrato a tornare in Patria: occorre investire sulle loro capacità e darli la possibilità di realizzare le loro grandi idee. È necessario tornare ad investire nella Scuola, nell’Università, nella Ricerca, riorganizzare i sistemi di protezione sociale e territoriale, innovare il nostro sistema produttivo, imprenditoriale e di trasporti, finanziare con capitali di rischio le Start-up, le giovani imprese innovanti: queste piccole lucciole nella notte che rappresentano uno slancio, una speranza, per il presente ed il futuro della scienza, della tecnica e della cultura italiane.

Vi lascio con le parole di Albert Camus, scritte nel suo famoso libro “Lo straniero”: «Se non hai pianto in uno strano letto in uno strano Paese, non capisci cosa sia essere emigrante. C’è sempre un prezzo da pagare, una sofferenza, per arrivare alla conoscenza».

Vedi anche: http://everyspacedivision.com/EverySpace_Magazine.html

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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