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di Rossella Bonassisa

La strage di venerdì nella scuola elementare di Sandy Hook a Newtown in Connecticut ha riaperto il dibattito politico sulle armi in America. Una proposta di legge per bandire l’uso delle armi automatiche e semi-automatiche sarà presentata molto presto.

Il Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti stabilisce infatti che: «essendo necessaria, alla sicurezza di uno Stato libero, una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto».

Questo passaggio della legge costituzionale è da sempre oggetto di una accesa discussione tra chi sostiene che faccia esclusivamente riferimento alle milizie statali (esercito e forze dell’ordine) e chi ritiene, invece, che debba essere esteso a tutti i cittadini privati. La seconda interpretazione è quella che si è imposta nel corso degli anni; a questa fanno riferimento la maggior parte delle leggi e dei regolamenti dei singoli stati e anche le leggi federali sulle armi, che stabiliscono alcuni principi generali comuni per tutti.

Con intenti e obiettivi diversi, nel corso degli anni sono state approvate a livello federale sette diverse leggi sul controllo e la regolamentazione del possesso di armi da parte dei cittadini statunitensi. Si va dal National Firearms Act del 1934 al Gun Free School Zone Act del 1995 passando per il Gun Control Act del 1968.

Benché le regole cambino da stato a stato, la procedura per ottenere un’arma è simile nelle varie giurisdizioni statali. In buona parte degli stati americani, chiunque abbia più di 21 anni può acquistare una pistola, mentre i maggiori di 18 anni possono acquistare un fucile o un fucile a canna liscia. L’acquirente deve presentare un documento di identità per consentire a chi gli vende l’arma di registrare i suoi dati e associarli a quelli dell’arma. Se il cliente vuole comprare più armi in un periodo di tempo inferiore ai cinque giorni, l’esercente deve inviare una notifica al Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives.

Ottenere un’arma è dunque relativamente semplice, ma c’è da dire che dal 1968, grazie al Gun Control Act, chi ha particolari precedenti penali ha più difficoltà a entrare legalmente in possesso di una pistola o di un fucile. I colpevoli di reati, i latitanti, gli immigrati clandestini, le persone soggette a ordinanze restrittive e chi non è cittadino statunitense non possono acquistare o possedere un’arma. Altre limitazioni sono previste per chi fa uso di particolari medicinali o di sostanze stupefacenti.

Le leggi dei singoli stati complicano però il quadro, ponendo numerose eccezioni rispetto alle leggi federali. Nel Vermont, per esempio, non sono necessari particolari permessi e non ci sono nemmeno distinzioni tra residenti e non residenti: tutti possono girare armati, eccetto in alcuni luoghi come le scuole.

In Arizona, dai diciotto anni in su, si possono portare armi e ci sono anche eccezioni per i minori di diciotto anni che hanno una loro residenza, si sono emancipati dai genitori, si trovano in una proprietà privata o sono accompagnati da chi ne fa le veci o da istruttori di caccia. Ci sono comunque delle limitazioni sulla possibilità di portare armi, come scuole e altri edifici pubblici, e altre condizioni legate alla possibilità o meno di lasciare un’arma incustodita in un’auto, per esempio.

Il «Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie» di Atlanta stima che nel 1993 poco meno di centomila persone vennero colpite da un proiettile sparato da un’arma da fuoco. Nessuno sa quante siano le armi attualmente in circolazione negli USA, si sa però che ci sono 1.200 costruttori di armi da fuoco e 284.000 negozi di armi. Ogni dieci secondi viene costruita una pistola e tre quarti delle pistole costruite oggi sono semi-automatiche. I controlli sul porto d’armi (demandati al “Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms”, o A.T.F.) sono ridicoli, paragonati persino a quelli sulle sigarette e sulle patenti di guida. I minorenni non possono entrare nei locali in cui si serve alcool, ma in compenso persino i genitori possono portare i bambini ai «gun show».

 La follia non ha confini, ma le armi potrebbero averne, anche se in America praticamente non ne hanno. A rendere il sistema legislativo ostinatamente refrattario a qualsiasi tentativo di controllare la vendita, il possesso e l’utilizzo delle armi da fuoco è la lobby più potente e letale di Washington, quella coordinata della National Rifle Association, l’associazione dei detentori di armi.

Con i suoi 4 milioni di iscritti e 250 milioni di dollari di budget ha un’unica ossessione: «difendere il diritto al possesso delle armi di ogni americano».

Ma nessuna lobby potrebbe avere l’impatto che la Nra ha su Washington, se la sua causa non avesse dietro una forte carica emotiva. Non sono solo i soldi a rendere potente la Nra, in realtà, sono anche molti americani. A partire da coloro che possiedono i trecento milioni di armi da fuoco oggi in circolazione.

Le armi da fuoco sono parte intrinseca della storia e della cultura degli americani. Il Paese è nato da una rivolta del popolo armata ed è cresciuto attraverso la conquista del territorio, strappato con le armi a chi lo abitava prima.

Non a caso è probabilmente l’unico Paese al mondo in cui il «diritto al possesso delle armi» è citato nella sua stessa Costituzione.

L’interpretazione di quel Secondo emendamento non è affatto univoca, ma il semplice fatto che l’emendamento esista è sintomatico.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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