Di Stefania Paradiso

Quando si decide di vedere un film dopo che si è letto e amato il libro dal quale è tratto c’è sempre la paura di restarne delusi. Le parole creano immagini, personaggi, suoni e storie che non sempre si riscontrano e ritrovano nel film.


Ci sono però autori e registi che sono così bravi da mettere insieme libro e film in un modo diverso eppure, al contempo, ugualmente bello.
Sarà che la scrittrice scrive per immagini, sarà che il regista ne comprende appieno il significato, fatto sta che come era accaduto “Per non ti muovere”, il duo Mazzantini – Castellitto non delude nemmeno con il film “Venuto al mondo” nelle sale dall’8 novembre 2012.
Privato e sociale si uniscono; il personale si intreccia al generale in un crescendo di dolore e di speranza.
Gemma (Penelope Cruz) carica di ricordi degli anni di guerra, si reca a Sarajevo con suo figlio Pietro (Pietro Castellitto) per assistere a una mostra in memoria delle vittime dell’assedio, nella quale sono esposte anche le fotografie di Diego (Emile Hirsch), padre del ragazzo.
Diciannove anni prima, Gemma era scappata con Pietro, neonato, da Sarajevo, una città in piena guerra, lasciando lì Diego, che non avrebbe mai più rivisto, e gli amici conosciuti in quel viaggio: Gojko (Adnan Haskovic), l’irriverente poeta bosniaco, Aska (Saadet Aksoy), la ribelle ragazza musulmana e la piccola Sebina.
L’amore tra Gemma e Diego non era riuscito a dar vita “ad un lucchetto di carne”, come può esserlo solo un figlio, e i due erano tornati nei Balcani con la volontà di lasciarsi alle spalle questo dolore.
Ma a venire al mondo da quello sfacelo, da quel teatro di guerra e dolore, era stato solo Pietro e il nuovo amore tra Gemma e Giuliano (Sergio Castellitto).
E solo in questo viaggio di ritorno che Gemma scopre verità e drammi che hanno colpito Diego e i suoi amici durante la sua assenza.
Il film lascia alle immagini e alle parole il compito di raccontare una storia molto lunga e dolorosa.
Parte dal presente per ripercorre in continui flashback gli anni immediatamente precedenti e poi quelli contemporanei al conflitto in Bosnia Erzegovina, e con essi la storia della coppia.
Dal film traspare tutto il dolore e la profondità del tema. Si percepisce che non è un film fatto in maniera distaccata, ma scritto e girato da occhi che sono rimasti colpiti da questo viaggio ed esperienza.
È sicuramente un film fatto con il cuore.
Adattando per il grande schermo uno dei romanzi più belli della moglie, il regista ha puntato alla parte emozionale dello spettatore.
Lo spettatore viaggia insieme a Gemma e Pietro e nei flashback di lei vede e rivive le atrocità e le inutilità della guerra, la poesia, l’amicizia e il dolore di una donna nel non poter diventare madre.
Pecca un po’ nella recitazione la Cruz perché col suo accento continua a sembrare una straniera in Italia, anche se lo sguardo e i gesti ben esprimono tutto l’amore e il dolore che si porta dentro.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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