di Rossella Bonassisa
Carmela Petrucci è la 101esima vittima di violenza maschile contro una donna, dall’inizio dell’anno in Italia. Uccisa, come le altre, da un’idea balorda dell’amore, da una patologia sociale, da un uomo che odia le donne, in un Paese che non sa proteggerle. Uccise da un fenomeno che viene segnalato con un neologismo, «femminicidio», che però non viene ancora definito, come si invoca da tempo, reato, punito come un crimine contro l’umanità e condannato come un delitto di genere, una strage sessista, selettiva, che ha fatto più di settecento vittime in pochi anni. Donne che vengono uccise in quanto tali, per aver voluto emanciparsi da un rapporto, per aver denunciato chi le maltrattava, per aver scelto, per essersi difese, per aver rivendicato dignità, rispetto, libertà. Uccise, nel 70% dei casi, da un uomo che amavano o che avevano amato. Uccise in un agguato banale come un litigio, morboso come la gelosia, ordinario come un conflitto di coppia, devastante come l’idea di un diritto di proprietà esclusiva, di potere assoluto di un persona sulla vita di un altra persona. Accade in ogni luogo, in ogni ceto sociale, ad ogni età e questa volta ha come protagonista Lucia Petrucci di 18 anni, accoltellata dall’ex fidanzato, Samuele Caruso, lo stesso che ha aggredito e ucciso Carmela di 17 anni che ha cercato di difendere la sorella maggiore dall’agguato di quel ventenne che le aspettava sotto casa al rientro da scuola. L’assassino, che è in carcere e ha confessato il delitto, ha colpito Carmela alla gola, due le coltellate mortali che hanno reciso la carotide, secondo quanto emerso dall’autopsia eseguita all’Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo. Poi Samuele è passato a colpire Lucia con una ventina di colpi all’inguine, nella zona lombare e anche alla lingua. Il ragazzo ha dichiarato che era sua intenzione uccidere Lucia. La ragazza non sa ancora che la sorella minore non ce l’ha fatta, nonostante lei continui a chiedere notizie di Carmela, ma per le prossime 48 ore la giovane resterà nel reparto di rianimazione e solo successivamente, con l’aiuto di psicologi, le sarà detta la verità. Un delitto atroce, compiuto, secondo gli inquirenti, con «lucidità», nessun raptus di follia ma un’azione premeditata. Lucia aveva lasciato Samuele dopo una relazione di sei mesi, nata su Facebook e finita prima dell’estate. Al pm Caterina Malagoli che lo ha interrogato, il ventitreenne ha confessato l’aggressione alle due sorelle, sostenendo però di avere ucciso Carmela «per sbaglio», perchè «Lucia si era riparata con le mani» e la sorella si era frapposta tra i due, nel tentativo di difenderla. Il movente sarebbe racchiuso proprio nel rifiuto della ragazza di riallacciare il rapporto. Samuele, secondo la ricostruzione degli investigatori guidati dal capo della squadra omicidi Carmine Mosca, avrebbe perseguitato la ragazza per giorni con sms, introducendosi anche sulla sua pagina Facebook. L’amore non è assolutamente questo, l’amore non è ciò che ti uccide e non può e non deve, definirsi criminale.


