di Cristina Caruso

Molti studi precedenti avevano affermato il rischio trombotico in donne che facevano uso di contraccettivi orali.

Un recente studio ha riportato che donne con anello vaginale avevano il 48% in più di rischio trombo embolico rispetto a coloro che impiegavano un terapia combinata con contraccettivi orali contenenti levonorgestrel. Partendo dai dati contenuti in quattro registri nazionali in Danimarca, è stato studiato il rischio trombo embolico assoluto e relativo in donne danesi in trattamento con contraccettivi non-orali. Si tratta di uno studio retrospettico di follow-up, coordinato dall’Università di Copenaghen e pubblicato di recente sul British Medical Journal. Ben 1 626 158 le partecipanti: tutte donne danesi non in gravidanza, non a rischio in base all’anamnesi di malattie tromboemboliche o neoplastiche, seguite dal 2001 al 2010. L’outcome principale è stato il tasso di incidenza di eventi tromboembolici in chi utilizzava metodi contraccettivi ormonali per via trasdermica, vaginale, intrauterina o sottocutanea. È stato valutato anche il rischio relativo di trombosi, comparato con le non-users, e la rate ratio di trombosi confrontato con chi utilizzava contraccettivi orali a base di levonorgestrel e 30-40 mcg di estrogeni. Alla diagnosi di trombo embolia, dopo essere stata accertata, seguivano almeno quattro settimane di terapia anticoagulante. Su un totale di 9 429 128 anni complessivi di contraccezione di tutte le donne studiate, gli eventi tromboembolici registrati sono stati 5287, di cui 3434 accertati. Nelle non-users, l’incidenza del tasso di eventi è stata di 2.1 in 10 000 anni. Rispetto alle non-users, e dopo aggiustamenti in base all’età e alla cultura, il rischio relativo delle tromboembolie confermate nelle donne che facevano uso di una contraccezione per via trasdermica è stato 7.9 (95% IC 3.5 – 17.7) e tramite anello vaginale 6.5 (4.7 – 8.9). Questi dati corrispondono ad un’incidenza per 10 000 anni d’esposizione di 9.7 e 7.8 eventi. Il rischio relativo era aumentato nelle donne con trattamento per via sottocutanea (1.4, 0.6 – 3.4) ma non in coloro le quali utilizzavano levonogestrel per via intrauterina IUS (0.6, 0.4 – 0.8). In rapporto a chi impiegava contraccettivi orali a base di levonorgestrel, il rischio relativo di trombosi nelle utilizzatrici del cerotto è stato di 2.3 (1.0 – 5.2) e nelle users anello vaginale è stato 1.9 (1.3 – 2.7). Questi ultimi due gruppi analizzati hanno un rischio di eventi tromboembolici aumentato rispettivamente di 7.9 e 6.5 volte rispetto alle coetanee non-users, corrispondente a 9.7 e 7.8 eventi per 10 000 anni d’esposizione. Il rischio era incrementato del 40% nelle donne che avevano effettuato contraccezione per via sottocutanea ma non in quelle con levonogestrel IUS, che forse ha addirittura un ruolo protettivo.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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