di Federico Cirillo

«…egli fu di tanto ingegno e di sí copiosa invenzione nella pittura»
Una frase, questa di Giorgio Vasari, che racchiude, in sintesi, tutta l’arte, versatile di Filippo Lippi, chiamato Filippino per distinguerlo dal padre Fra’ Filippo Lippi.

Una mostra, quella presso le Scuderie del Quirinale a Roma, che porta nella capitale tutta la maestosità dell’arte del ‘400, attraverso le opere di uno degli artisti più rappresentativi del periodo, quel Filippino Lippi, appunto, dapprima allievo di Sandro Botticelli, quindi suo collaboratore alla pari ed infine temibile rivale al tramonto del XV secolo. Un percorso che porterà il Lippi ad esser apprezzato sia dalla famiglia Medici che dai seguaci di Savonarola e, addirittura, in tempi recenti, ad esser considerato superiore al Botticelli stesso. E così, rivivono le sue opere, frutto di 34 anni di attività, da la “Madonna in adorazione del bambino” (1478) a l’ “Apparizione della Vergine a San Bernardo” (1486), passando per i dipinti di ascendenza ancora botticelliana come i “Tre arcangeli e Tobiolo” giungendo poi ai ritratti, emaciati e colmi di dolore fisico e spirituale, di “San Giovanni Battista” e la “Maria Maddalena”. Interessante e ricco di spunti, poi, è il confronto tra i due maestri, vicini per molti aspetti nello stile delle figure sinuose e nella purezza dei tratti – soprattutto nei lavori iniziali del Lippi (tanto che il grande storico dell’arte Bernard Berenson era solito riferirsi all’autore di tali lavori come all’anonimo “Amico di Sandro”) – e, in seguito, così diversi: il tratto lineare del Botticelli viene, in Lippi, utilizzato per regalare carattere irreale alla scena e le figure assumono forme allungate, ricche di dettagli fantastici caratterizzati da decorazioni animate, misteriosi e a tratti inquietanti che sfoceranno poi nell’esasperazione espressiva tipica del Manierismo. Opere, affreschi, ritratti e allegorie che, nel percorso espositivo della mostra, mettono in risalto le caratteristiche fondamentali di un periodo ricco di fervore artistico, di innovazioni nel campo della pittura rinascimentale, straordinario esempio di inimitabile grandezza culturale italiana. Scorrendo i lavori di Filippino Lippi si comprendono appieno le parole, finali, del Vasari, grande estimatore del Maestro:
«Restò la fama di questo gentil maestro talmente ne i cuori di quegli che l’avevano praticato, che meritò coprire con la grazia della sua virtú l’infamia della natività sua […] Né ci è mancato di poi chi lo abbia onorato con questo epitaffio: MORTO È IL DISEGNO OR CHE FILIPPO PARTE  DA NOI: STRACCIATI IL CRIN FLORA, PIANGI ARNO; NON LAVORAR  PITTVRA, TV FAI INDARNO  CHE IL STIL HAI PERSO, E L’ENVENZIONE, E L’ARTE.»
(Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400 – Scuderie del Quirinale, Roma, dal 5 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                     

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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