di Federico Cirillo

Roma, Genova, Napoli, Torino: capoluoghi di regione dissestati dal maltempo, allagati, alluvionati, messi in ginocchio da cataclismi naturali prevedibili ed evitabili.

Altro che Maya e coincidenze astrali, la vera e propria fine del mondo ce la stiamo costruendo da soli con le nostre mani e, si può dire, ci stiamo riuscendo davvero bene. Intelletti agili e arguti guidano le nostre menti nel momento di stilare piani regolatori strampalati, folgorazioni geniali, eclettiche e versatili, illuminano il nostro senno quando si tratta di edificare, con fantasioso ingegno, abitazioni lungo letti dei fiumi, alle pendici di vulcani, sul corso di rii e torrenti i cui argini, indeboliti dalla cementificazione e resi franabili dall’estirpazione di arbusti, cedono inesorabilmente dinanzi alla potenza di madre natura. È si che l’uomo ne ha fatti di passi avanti rispetto ai suoi antenati che miravano, estasiati e meravigliati, i flussi d’acqua che rapidi fluivano in mare, le frane che rovinavano a valle e i vulcani che esplodevano, rabbiosi di lava. Ma oggi, dar la colpa a qualche altera e ostile divinità, sacrificar il vello grasso a qualsivoglia pagana dea per placarne l’ira non è più ammissibile. L’abusivismo edilizio dei decenni passati, degli anni scorsi e del presente incombente, ha visto nascere, senza alcun criterio razionale, interi hinterland laddove la natura imperversava e mancati, adeguati lavori alle reti fognarie han fatto si che una pioggia, fitta sicuramente come effetto di cambiamenti climatici, da tempo annunciati ma mai tenuti davvero in conto, possa sparger terrore e morte. Scene che sembran provenire da chissà quale sperduto atollo indonesiano o da qualche zona oltre oceanica afflitta dalla furia di tornado, cicloni e trombe d’aria dalla violenza apocalittica: e invece no, siamo in Italia e le strade allagate, le automobili trascinate via come fossero natanti in preda all’ebbrezza di un gondoliere ubriaco, sono immagini che fan riflettere, che devono far riflettere.
Il fascino delle Cinque Terre spazzato via in un giorno, il gran Faro di Genova che fa luce su verità fin troppo scomode, su disastri urbanistici fin troppo evidenti, stracolmo d’acqua il Colosseo galleggiante su una Roma che sembra Laguna, si blocca Napoli paralizzata dagli acquazzoni; Il tutto per la logica spicciola e paurosa dell’illegalità edilizia. Che siano i posteri, poi, a trarne l’ardua sentenza e a trovar soluzioni.
E le immagini di una Firenze allagata nel 1966, del fiume Arno che gonfio di acqua scura e fangosa tracima e inonda la città travolgendo tutto ciò che trova sul proprio cammino, lasciando solo la distruzione, degli “Angeli del fango”, tornano, imminenti e limpide, come flash ancora troppo nitidi, davanti agli occhi della popolazione.
Defluirà l’acqua, passerà sotto altri ponti, laverà via, per un istante i ricordi terribili; si faranno appelli di solidarietà, minuti di silenzio, canzoni toccanti per stringerci ai morti e vi sarà ancora, imperterrita, una cascata di condoni in un placido mare di torbido abusivismo.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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