di Federico Cirillo
Nuova condanna, dunque, per il patron Callisto Tanzi che, dopo i 18 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, si vede infliggere, in primo appello, altri 9 anni e due mesi di carcerazione per uno dei tanti filoni appartenenti al crack principe, quello della società gestita dalla famiglia Tanzi e fallita nel 2003, la Parmalat appunto. I reati contestati sono, nuovamente, bancarotta fraudolenta al quale si aggiunge l’associazione a delinquere.
Inoltre, i giudici hanno condannato, in totale 23 persone: l’ex AD di Banca popolare italiana Gianpiero Fiorani, accusato di bancarotta fraudolenta (condannato a tre anni e otto mesi), Giuseppe Fioravanti (8 anni), Nicola Catelli (7 anni) e Pasquale Cavaterra (5 anni). Tutti erano accusati di aver commesso entrambe i reati.
A mettere nei guai Tanzi&co. una voragine di debiti, quella del settore turismo, che gli inquirenti hanno ricostruito pezzo dopo pezzo, violazione dopo violazione, fino ad arrivare alla testa della società. A Parmalat, in amministrazione straordinaria e a tutte le aziende del gruppo turistico, sarà riconosciuta e pagata, da parte dei condannati, una provvisionale di 120 milioni di euro mentre per le altre parti, ovvero i risparmiatori, un risarcimento pari al 4% dell’importo delle obbligazioni.
Subito dopo la sentenza, arriva il commento del procuratore da parte del Procuratore capo Gerardo Laguardia che si dichiara «pienamente soddisfatto. Anche in questo caso come nel processo Ciappazzi sono state accolte pressochè integralmente le richieste del pm e in alcuni casi comminate anche pene piu gravoi. Alla fine di questo terzo atto penso che la Procura di Parma meriti un applauso per il lavoro svolto».
Assolti, infine, quattro imputati: Andrea Papponi; Piermaria Veroni; Michele Alessandrino e Carlo Iervolino, mentre Giorgio Gialdi, altro dirigente tra gli ascritti, è deceduto nelle scorse settimane.


