di Michele Caruso?

“Non era stato sufficiente piegare l’uomo, per piegare l’idea che fosse nato libero dal tiranno e padrone del proprio destino e della propria terra.” (Toni Noar Augello)

“Il mercante del freddo” di Toni Noar Augello è un romanzo d’avventura ambientato su un Gargano a cavallo dell’Unità d’Italia; è una sorta di meraviglioso viaggio indietro nel tempo, fatto attraverso i piccoli occhi mortali di Nanni, un giovane nevaiolo. L’originale attività del nevaiolo – oramai andata smarrita tra i retaggi della Storia – consisteva nel conservare la neve nelle neviere durante l’inverno per poi venderla durante l’estate con lo scopo principale di rinfrescare le vivande.

Augello, con uno splendido miscuglio di parole, sa intrecciare magistralmente la storia d’amore di due giovani, Nanni ed Anna, con la storia epica e memorabile dei luoghi garganici nei giorni che vanno dall’inizio del 1857 al 21 ottobre del 1860, data del Plebiscito per l’annessione del Regno delle Due Sicilie allo Stato Sabaudo.

A fare da cornice all’intero dipanarsi delle vicende sono le piazzette, il dedalo di vicoli che caratterizzano ancor oggi il centro storico di San Giovanni Rotondo, i dossi e le doline, così come si presentava la montagna garganica: “Un deserto -per citare lo stesso Augello- di corta, ispida erba ingiallita dal sole, maculato da sassi biancastri, che spuntavano dalla profondità del suolo, antichi come la notte dei tempi”.

Leggendo le pagine de “Il mercante del freddo” ci si ritrova, tuttavia, ad essere non tanto i privilegiati spettatori di quella che Benigni ha definito “la ricomposizione amorosa di un corpo fatto a pezzi” e di un processo di unificazione naturale e spontaneo, quanto invece i testimoni oculari della espansione e dilatazione forzate di un unico staterello, il Piemonte. Senza peli sulla lingua e con grande onestà intellettuale, Augello narra così la faticosa e funesta trasmigrazione dal dominio borbonico (che imperava da diversi secoli nel Mezzogiorno, baluardo della resistenza) al Regno d’Italia. Sarà proprio in questo frangente storico che si formeranno i germi e le cellule vitali del fenomeno del brigantaggio e dell’ancora irrisolta questione meridionale, su cui poi scriverà copiosamente Antonio Gramsci.

L’autore contempla, come un asceta all’ingiù, il susseguirsi degli eventi, mettendo in risalto le profonde disuguaglianze che connotavano la società meridionale sotto i Borboni, e le difformità di privilegi che sussistevano tra il popolano ed il notabile, tra i ricchi ed i poveri: un mondo dove la libertà era un lusso per pochi.

“Il mercante del freddo” vuole essere, quindi, la storia della gente umile, la vicenda esistenziale di tanti braccianti che lavoravano dall’alba al tramonto, non tanto per proteggere la terra dei propri padri quanto per tutelare la terra dei propri figli nella speranza di un futuro migliore: sono uomini che, come ha detto Benigni, “hanno imparato a morire per la patria, affinché noi potessimo vivere per la patria”. Ed oggi più che mai non possiamo fare a meno di domandarci se siamo stati in grado di onorare tale sacrificio.

Leggendo le pagine de “Il mercante del freddo” si ha come l’impressione che Dante sussurri all’orecchio il suo: “Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nave sanza nocchiere in gran tempesta”; e giunge anche chiaro il grido dell’Alfieri, quando scrive: “Un giorno rinascerai, una e libera!”.

Ed è così che il brivido della libertà diviene il filo d’oro che attraversa e tiene unite le pagine de “Il mercante del freddo”. Non a caso, fu proprio il brivido della libertà a rendere, come voleva Cavour, l’Italia “una ed unita per grazia di Dio e volontà della nazione”; ed è stato grazie alla straordinaria possibilità di fare della libertà un diritto inalienabile -come volevano i padri dell’Illuminismo ed i fondatori degli Stati Uniti d’America-, ed alla ferma volontà di non essere sordi, come disse Vittorio Emanuele II, al “grido di dolore” che si elevava da tante parti della Penisola, che gli animi degli Italiani riuscirono a fondersi ed unirsi tra loro.

Un’unità ed un traguardo raggiunti col ferro e col fuoco, tra “il bruciore delle ferite -per citare ancora l’autore-, il buio delle carceri o il freddo degli esili forzati. […] Ma ogni sofferenza diventava premio al grido “Italia e libertà”. Era la consacrazione alla patria!

Toni Noar Augello
Il mercante del freddo
Edizioni Il Castello, 2011
372 pp., euro 15
ISBN 978-88-6572-025-7

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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