di Rossella Bonassisa
I conti con l’Imu? Diteci come farli
Il rebus dei bollettini e l’imposta che diventa un rompicapo
L’ Imu è nata il 6 dicembre di un anno fa, già a giugno, al momento di versar l’acconto, ha fatto impazzire gli italiani, per colpa anche di un governo e di un Parlamento indecisi che hanno continuato a cambiare fino all’ultimo le regole del gioco. E ora, al momento del saldo eccola di nuovo con tutti i suoi difetti.
A giugno abbiamo pagato sulla base di aliquote fittizie, ora l’Imu presenta il suo vero volto e non sarà piacevole. Il conto da pagare è pesante, soprattutto sulle seconde case, su quelle date in uso gratuito ai familiari, che erano esenti dall’Ici e su quelle affittate. I Comuni, sempre in difficoltà finanziaria, hanno nella stragrande maggioranza dei casi deciso di applicare l’aliquota massima dell’1,06%, mentre a giugno si è pagato solo lo 0,76%. Per chi, oltre all’abitazione principale, possiede un altro immobile, magari ereditato, il saldo supera abbondantemente i 1/1.500 euro. Molti italiani saranno costretti a sacrificare la tredicesima o parte della tredicesima sull’altare dell’ Imu.
Ma oltre all’elevata pressione c’è anche l’oppressione di un’imposta, tanto necessaria per i conti pubblici, quanto difficile da calcolare. In molte città sono state deliberate solo da poco le aliquote; il sito dell’Anci, l’associazione di Comuni, non le riporta ancora e la scadenza di pagamento è fissata per il 17 dicembre, tra soli 15 giorni. Come al solito, poi, i Comuni si sono sbizzarriti, variando l’entità del prelievo tra tipologia di immobile e modalità di utilizzo. Solo per determinare quanto si deve pagare a saldo per un’abitazione principale bisogna fare sei operazioni matematiche.
Per una seconda casa addirittura sette, perché è necessario anche dividere il saldo tra la quota di Imu destinata al Comune e quella riservata allo Stato. Unico caso al mondo in cui il cittadino fa, allo stesso tempo, il contribuente e l’esattore, senza peraltro esser pagato o meglio, essendo costretto a pagare un professionista o un Caf per adempiere ai suoi doveri.
L’ultimo, si spera, mistero dell’ Imu è quello di bollettini postali. Per facilitare la vita ai cittadini nell’estate scorsa è stato deciso che, per il saldo, si potesse versarlo anche con il bollettino postale e non solo con il modello F24. Ma il decreto di approvazione dei bollettini è stato varato solo il 23 novembre a ridosso della scadenza e trovarli è un impresa.
È fissato al 17 dicembre il termine per il pagamento del saldo, augurandoci che tutto questo possa rimpinguare realmente le casse dello Stato, per far sì che nel 2013 la pressione fiscale sia meno invasiva, (in un Paese dove è la più alta nel mondo, nonostante manchi una concreta risposta nei servizi) affinché lasci un margine di respiro agli italiani.


