A cura di Lorena Fantauzzi

Tecnica, esperienza e innovazione: una carriera costruita in oltre vent’anni di chirurgia e risultati clinici di rilievo. Competenza, visione clinica e capacità di lavorare in squadra. È su questi pilastri che si è costruita la carriera del dottor Massimiliano Boccuzzi, oggi Direttore facente funzione della UOC di Chirurgia Generale del Polo H1 della ASL Roma 6, incarico che ricopre dal 2019. A seguito di concorso, dal 1° dicembre 2026 assumerà il ruolo di Direttore effettivo (Primario) della stessa struttura. Un percorso professionale che negli anni ha portato risultati di grande rilievo clinico, frutto di un lavoro condiviso con un’équipe di chirurghi e professionisti sanitari altamente qualificati. Tra gli interventi più significativi spicca quello eseguito nel gennaio 2021 su un paziente di 42 anni affetto da un rarissimo tumore addominale: un caso di estrema complessità, con pochissimi precedenti descritti a livello mondiale. L’intervento, durato circa quattro ore, si è concluso con successo e il paziente è stato dimesso in buone condizioni di salute. Accanto a questo caso, negli ultimi anni l’attività guidata dal dottor Boccuzzi ha registrato ulteriori traguardi clinici importanti: dall’asportazione di una enorme massa addominale che ha consentito di salvare la vita a una paziente, fino all’utilizzo di tecniche chirurgiche innovative con anestesia locale per pazienti fragili o anziani, come nel caso di una donna ultraottantenne operata con successo per un tumore esteso. Nel 2024, inoltre, è stata eseguita per la prima volta una colecistectomia – l’asportazione della cistifellea – in anestesia locale, una procedura all’avanguardia che rappresenta un passo importante verso una chirurgia sempre meno invasiva e con tempi di recupero più rapidi per i pazienti. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università La Sapienza di Roma nel 1994, il dottor Boccuzzi si specializza in Chirurgia d’Urgenza nel 1999 con il massimo dei voti (70/70). Il suo percorso professionale nella sanità pubblica inizia nel 2000 nella chirurgia generale dell’ospedale di Marino e prosegue successivamente nel pronto soccorso di Frascati, dove consolida una significativa esperienza nella gestione delle emergenze chirurgiche. Dal 2005 presta servizio nella UOC di Chirurgia Generale del Polo H1 della ASL Roma 6, assumendo nel tempo incarichi di crescente responsabilità. Nel 2017 gli viene conferita l’alta professionalità in Chirurgia d’Urgenza; dal 2019 ricopre il ruolo di Direttore facente funzione della struttura. Successivamente, a seguito di concorso, dal 1° dicembre 2026 verrà nominato Direttore effettivo della UOC di Chirurgia Generale, consolidando definitivamente il suo ruolo alla guida della struttura. Il lavoro del dottor Boccuzzi si distingue per l’attenzione all’innovazione chirurgica, per la precisione tecnica e per la capacità di affrontare interventi complessi anche in condizioni delicate, sempre con l’obiettivo di garantire ai pazienti cure efficaci, sicure e sempre più personalizzate.

L’intervista

Qual è oggi la principale sfida per la chirurgia generale nella sanità pubblica?

«La sfida principale della chirurgia generale oggi è riuscire a coniugare sicurezza, efficacia e tempestività in un contesto clinico sempre più complesso. I pazienti arrivano spesso con quadri clinici articolati, con comorbilità importanti e con la necessità di ricevere risposte rapide. Questo richiede al chirurgo non solo elevate competenze tecniche, ma anche una capacità di valutazione globale del paziente, il lavoro in équipe multidisciplinare e un aggiornamento continuo sulle linee guida e sulle nuove tecnologie. Inoltre il numero dei pazienti anziani con patologie associate è in costante aumento».

Quanto incide l’innovazione tecnologica nella pratica chirurgica quotidiana?

«L’innovazione tecnologica ha un impatto determinante sulla chirurgia moderna. Tecniche mini-invasive, robotica, imaging avanzato e sistemi di supporto consentono interventi meno invasivi, più sicuri e con tempi di recupero più rapidi per il paziente. Tuttavia la tecnologia resta uno strumento: sono fondamentali l’esperienza del chirurgo, la sua capacità decisionale e la conoscenza approfondita dell’anatomia e della patologia.

Per quanto riguarda l’innovazione, da circa cinque anni ci siamo ultraspecializzati negli interventi – sia in urgenza sia in elezione – su pazienti anziani ultra novantenni e con molteplici comorbilità, sottoponendoli anche a interventi di alta complessità, sia open sia in laparoscopia, con tecnica di anestesia locoregionale. Dalla nostra esperienza questa metodica comporta una minore incidenza di complicanze nel post-operatorio e una ripresa più rapida. Questo risultato è stato possibile grazie alla collaborazione con il direttore del servizio di anestesia di Frascati, il dottor B. Alfonsi, con tutto il suo gruppo di anestesisti e con l’ultraspecializzazione della nostra équipe chirurgica, che riesce a eseguire interventi complessi con il paziente sveglio e con organi in movimento».

Cosa significa operare nel campo della chirurgia d’urgenza?

«La chirurgia d’urgenza significa lavorare in un contesto in cui il tempo è un fattore decisivo. Ogni scelta deve essere rapida ma ponderata, perché spesso ci si trova di fronte a situazioni critiche e imprevedibili. Richiede grande lucidità, preparazione tecnica, capacità di gestione dello stress e un forte senso di responsabilità. È un campo che non ammette improvvisazione e che si fonda sull’esperienza maturata sul campo. Un chirurgo d’urgenza deve ricordarsi che quando alza il bisturi per incidere la cute, sulla sua lama scintilla la vita».

Quali qualità deve avere oggi un giovane medico che vuole diventare chirurgo?

«Un giovane medico che aspira a diventare chirurgo deve avere passione, determinazione e un grande senso del sacrificio. È fondamentale la curiosità scientifica, ma anche l’umiltà e il desiderio continuo di apprendere. Oggi più che mai sono importanti la capacità di lavorare in squadra, l’aggiornamento costante e l’apertura all’innovazione.

La tecnica è importante, ma lo sono altrettanto l’etica professionale, il rispetto per il paziente e la capacità di ascolto. Non basta curare la patologia chirurgica: ciò che per me è fondamentale, e a cui tengo molto nel mio reparto, è l’umanizzazione delle cure. Il paziente deve sentire che il chirurgo, gli operatori sanitari e gli infermieri gli sono vicini anche dal punto di vista umano, con piccoli gesti che vanno oltre la fredda osservanza dei protocolli. Per questo ringrazio tutti gli operatori sanitari, gli infermieri, gli strumentisti dell’area chirurgica e della sala operatoria, i miei chirurghi e gli anestesisti, per la loro professionalità e per l’impegno quotidiano nel prendersi cura dei pazienti».

Quali obiettivi vede per il futuro della chirurgia nella ASL Roma 6?

«L’obiettivo per il futuro della chirurgia nella ASL Roma 6 è rafforzare ulteriormente la qualità dell’offerta assistenziale, puntando sull’integrazione tra ospedale e territorio e sull’innovazione tecnologica. Colgo l’occasione per ringraziare la Regione Lazio e la direzione strategica della ASL Roma 6 per la sensibilità dimostrata nel risolvere alcune criticità e per aver consentito una completa ristrutturazione del reparto di chirurgia e delle sale operatorie dell’ospedale di Frascati. Tutto questo rappresenterà per noi operatori un grande stimolo a incrementare l’attività chirurgica e a impegnarci sempre di più, considerando il grande bacino di utenza a cui siamo chiamati a offrire il nostro servizio».