Mads apre le porte del suo vissuto con “Guarirò”, un brano che nasce dal dolore e si veste di energia cruda e sincera. Rabbia, malinconia e verità si mescolano in un racconto che non cerca finali felici, ma nuove partenze. Una conversazione intensa, senza maschere.

Nel singolo alterni momenti malinconici a esplosioni di energia. Questo riflette la tua esperienza personale o è una scelta stilistica?

In realtà è entrambe le cose. È sicuramente una scelta stilistica, ma nasce da qualcosa di profondamente personale. Io vivo così le emozioni: passo dalla quiete apparente a momenti in cui tutto esplode dentro di me. “Guarirò” rispecchia esattamente questo movimento interno. Non volevo un brano lineare, perché la guarigione non lo è. È fatta di cadute, ripartenze, calma e furia. Il contrasto tra malinconia e energia è il modo più vero che avevo per raccontare ciò che ho vissuto.

Hai dichiarato che stare bene da soli è possibile. Come hai imparato a farlo dopo periodi di grande dolore?

L’ho imparato poco alla volta, spesso sbagliando. Stare bene da soli non significa non aver bisogno di nessuno, ma riconoscere il proprio valore senza dipenderne. Dopo la fine di una relazione lunga e dopo un lutto così forte, ho dovuto ricostruirmi da zero. Ho passato momenti in cui pensavo di non farcela, ma proprio lì ho iniziato a conoscermi davvero. Ho capito che se impari a essere il tuo punto fermo, tutto il resto arriva con più naturalezza. È un percorso, non un traguardo.

La tua musica è uno strumento di riflessione e guarigione. Come ti senti quando un ascoltatore ti racconta di essersi ritrovato in un tuo brano?

È una delle emozioni più forti che si possano provare. Quando qualcuno mi dice che “Guarirò” lo ha aiutato o gli ha fatto compagnia in un momento difficile, per me è come chiudere un cerchio. Io scrivo per liberarmi, ma sapere che quella stessa liberazione arriva anche a qualcun altro è incredibile. Ti fa capire che il dolore, quando condiviso, diventa più leggero. E ti ricorda perché fai musica.

Guardando al tuo percorso, cosa diresti al giovane Mads che iniziava a scrivere i primi testi nel 2020?

Gli direi: “Non avere paura di essere te stesso, anche quando fa male.”

Gli direi di non mollare, perché ci saranno momenti in cui penserà di essersi perso, ma in realtà si starà solo trasformando. Gli direi che le pause non sono fallimenti, che ci vuole coraggio per tornare a credere in quello che fai. E soprattutto gli direi che un giorno, tutto quel dolore, lo trasformerà in qualcosa di vero, che arriverà agli altri. Gli direi: “Continua. Stai costruendo molto più di quello che credi.”

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.