In “Creature” Raffaella Verga esplora l’anima umana con delicatezza e intensità, restituendo personaggi che incarnano fragilità, attesa e possibilità di rinascita. Un romanzo che si fa specchio delle nostre paure, ma anche invito a riconoscere le risorse interiori che ognuno custodisce, in attesa di fiorire.

Raffaella, è un piacere averti qui. Come hai scelto il titolo del romanzo “Creature”?

Amo in modo particolare questa parola “Creature” perché mi dà il senso del nostro esistere su questa terra. Siamo tutti stati generati, in base alla nostra fede da Dio o soltanto dai nostri genitori. Creati, è per me una parola dolce, musicale che mi infonde tenerezza profonda e fa sì che la mia anima si apra verso le altre creature che come me popolano questo mondo. È un termine che mi suscita emozioni profonde, forse arcaiche e lo collego alla fragilità, alla finitezza, che sono i nostri limiti più grandi e le nostre paure anche non confessate. Ecco perché ho scelto questo titolo per il mio ultimo romanzo.

Il romanzo è descritto come un “thriller dell’anima”. Ti riconosci in questa definizione?

Sì, è una definizione che mi calza perfettamente. Do molta importanza all’anima, al cuore dell’essere umano, al suo spirito. Mi ritengo una scrittrice molto spirituale e mi piace l’idea di dare “alimento” alle anime. Per questo Creature è stato definito anche un libro terapeutico. Molto belle e appropriate entrambe. Sono convinta, da psicologa, che tutti i libri intrisi di negatività non facciano altro che alimentare la parte negativa che è in tutti noi. Se vogliamo veramente vivere in un modo migliore dobbiamo invertire la tendenza e la letteratura può divenire lo strumento attraverso il quale curare e nutrire di cose belle!

La tua esperienza di sceneggiatrice ha influenzato il modo in cui costruisci ritmo, dialoghi e immagini narrative?

Sicuramente lavoro per immagini, questa è la mia cifra stilistica già prima di incontrare la scrittura per sceneggiature. Nel tempo mi sono resa conto che la seconda ha inciso nella costruzione della scena e nella caratterizzazione dei personaggi. Anche se, devo essere sincera, scrivere una sceneggiatura è molto più facile che scrivere un romanzo. Questo secondo me, ovviamente.

Cosa difficilissima, invece, è trasformare un proprio romanzo in sceneggiatura, perché la seconda forma ti obbliga a rinunce che per lo scrittore sono vere e proprie pugnalate al cuore.

C’è un messaggio o una speranza che vuoi lasciare a chi leggerà questo romanzo?

Sì, come dicevo prima, i miei romanzi vogliono sempre essere “positivi” per ispirare a cose nuove e possibili. D’altronde sono una psicologa che ha abbracciato la corrente della psicologia positiva di Seligman, ho un master in psicologia della Compassione, cosa aspettarsi da un tale mindset? Sono un coach corporate, ossia per le aziende, certificato dal 2007. La mia convinzione profonda è che tutti abbiamo bellissime risorse che possiamo sviluppare, che anche in fondo al tunnel c’è la luce e che c’è sempre una mano tesa nel buio. L’importante è afferrarla!

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.