Un libro nato per colmare i vuoti lasciati dal formato audio e diventare un punto di riferimento per chi lavora in banca. Con linguaggio semplice e rigore tecnico, Annamaria Gallo racconta un mondo in evoluzione e l’importanza di formarsi per proteggere il sistema finanziario.

Bentrovata, Annamaria. Come descriveresti il libro “Antiriciclaggio? Detto, fatto!”? A chi è consigliata la lettura?
“Antiriciclaggio? Detto, fatto!” è nato come un vero e proprio manuale operativo, una guida pratica che potesse stare sulla scrivania di ogni professionista bancario. Non è un testo accademico o teorico, ma uno strumento di lavoro concreto che traduce la complessità normativa in procedure chiare e applicabili.
Il libro è pensato principalmente per tutti i professionisti del settore bancario: dai cassieri che si trovano in prima linea con i clienti, ai direttori di filiale che devono prendere decisioni rapide, fino alle funzioni specialistiche che gestiscono i controlli più complessi. Ma è utile anche per consulenti, commercialisti e chiunque debba interfacciarsi quotidianamente con la normativa antiriciclaggio.
L’ho strutturato in modo che possa essere consultato sia per una lettura completa che per cercare rapidamente soluzioni a problemi specifici. È, in sostanza, la “cassetta degli attrezzi” che avrei voluto avere quando ho iniziato a lavorare in questo settore.
Quali sono, secondo lei, gli aspetti più critici che i professionisti bancari sottovalutano nel contrasto al riciclaggio?
Il primo aspetto critico è la sottovalutazione dell’importanza della formazione continua. Molti colleghi pensano che una volta apprese le procedure di base, il gioco sia fatto. Ma l’antiriciclaggio è una materia in continua evoluzione: nuove tipologie di reato, nuove modalità operative dei criminali, aggiornamenti normativi continui. Chi non si aggiorna rimane indietro e rischia di commettere errori anche gravi.
Il secondo aspetto è la tendenza a ragionare “a compartimenti stagni”. Spesso si guarda solo al proprio ruolo specifico senza comprendere il quadro generale. Un cassiere deve capire perché certe operazioni vanno segnalate, non limitarsi ad applicare meccanicamente una procedura.
Infine, c’è una sottovalutazione dell’aspetto tecnologico. Le procedure di monitoraggio si stanno sempre più digitalizzando, e chi non comprende questi strumenti rischia di diventare obsoleto.
Quali sono gli strumenti più efficaci che hai deciso di condividere con i tuoi lettori?
Ho puntato molto su strumenti pratici e immediatamente utilizzabili, raccontati in un linguaggio semplice ed accessibile.
Poi ho inserito numerosi casi pratici, perché credo fermamente che si impari meglio dagli esempi concreti che dalla teoria astratta.
L’idea del podcast fu ben studiata o, inizialmente, doveva essere una sorta di “passatempo”?
Assolutamente no, non è mai stato un passatempo! L’idea del podcast è stata ragionata e ben pensata fin dall’inizio. Ho fatto un’analisi approfondita del panorama formativo disponibile e mi sono resa conto che mancava completamente un formato audio dedicato specificatamente all’antiriciclaggio bancario.
Ho studiato il target di riferimento, ho pianificato i contenuti delle prime puntate, ho definito il tone of voice da utilizzare – quello stesso approccio pratico e diretto che poi ho mantenuto nel libro. Ho anche fatto delle ricerche sui tempi di ascolto ottimali e sui momenti della giornata in cui i professionisti bancari avrebbero potuto ascoltare i contenuti.
L’obiettivo strategico era chiaro fin da subito: creare il primo podcast italiano interamente dedicato all’antiriciclaggio per colmare un vuoto formativo. Volevo raggiungere quei colleghi che magari non avevano tempo di frequentare corsi tradizionali ma potevano ascoltare contenuti formativi durante gli spostamenti o nei ritagli di tempo.
Il successo del podcast ha poi confermato che l’intuizione era giusta e mi ha convinta a proseguire con il libro.


