Dopo l’inganno e la caduta, Lisa Johnson corre incontro alla verità. Emili Giancarli firma il capitolo più emotivo della trilogia, dove amicizie spezzate, amori complicati e colpi di scena si intrecciano in una narrazione che indaga la forza silenziosa delle donne e il coraggio di ripartire.

Con “La fuga” si arriva a una sorta di compimento nella vita di Lisa. Come sei riuscita a far evolvere il personaggio rimanendo fedele alla sua essenza?

Semplicemente perchè ho sentito fortemente quel personaggio di Lisa, così come ho sentito tutti gli altri. Ho scritto l’intera storia perchè era ben radicata nella mia mente e quando hai i personaggi e gli accadimenti ben chiari davanti a te, tutto scorre fluidamente. Da lettrice posso dire che si percepisce quando un romanzo è stato scritto in momenti diversi, a distanza anche di mesi o anni, perchè i personaggi evolvono in maniera discontinua, cosa che non dovrebbe accadere se la storia si svolge in un arco temporale breve.

La figura di Lukas riemerge come salvezza e redenzione. Qual è la funzione di questo personaggio nell’economia della saga?

Lukas è un personaggio che va capito, perchè mentre gli altri personaggi sono più aperti al diaologo e quindi si fanno capire meglio dal lettore, Lukas è introverso, parla poco o quanto meno comunica con lo sguardo e solo con Lisa. Ma tra le righe, leggendo la sua storia e seguendolo nell’intera vicenda, emerge come un personaggio molto complesso, più sensibile di quanto non faccia intendere dalle prime pagine e questo diventa una scoperta per il lettore come per Lisa, che riesce a capirlo solo alla fine del terzo volume.

Quindi credo che la sua funzione non sia solo quella di essere il grande amore respinto di Lisa, ma sia quella di far capire al lettore di stare attento, di leggere con calma e di non tralasciare nulla, perchè nulla deve essere dato per scontato.

Come riesci a fondere elementi scientifici, sentimentali e thriller in una narrazione che resta credibile?

Penso che questo faccia parte del processo creativo di ogni autore, e più ci si immedesima nella storia e maggiormente questa acquisisce spessore e complessità. Poi la scelta narrativa di fondere più generi diversi nasce dal mio gusto personale di lettrice, che amo più i thriller dei romance, ma è anche vero che sono cresciuta leggendo Jane Auster, Charlotte Bronte e riguardandomi “Via col vento” un’infinità di volte, perchè alla fine è sempre l’amore che ci fa emozionare di più e quindi ho cercato di fondere i due generi.

La scrittura dei sentimenti è molto credibile e autentica. Quanto attingi dal tuo vissuto personale per descrivere certe emozioni?

In realtà nella mia vita non c’è mai stato nulla di così complicato o travolgente, ma è vero che ho una buona dose di empatia, di creatività e poi amo i dettagli, perchè a volte sono gli sguardi a parlare, i gesti delle mani o i silenzi e tutto questo cerco di farlo arrivare al lettore che quindi vive le stesse emozioni dei personaggi. Devo ammettere che non è stato semplice, perchè a volte comporta immedesimarsi in due, tre personaggi che contemporaneamente stanno gestendo una situazione, ognuno con la propria emotività e la propria indole e questo richiede molta concentrazione e anche tempo e silenzio, soprattutto silenzio.

Che importanza dai alla rappresentazione dell’autodeterminazione femminile nella tua opera?

Ho scelto di avere solo donne forti come protagoniste femminili, ogni donna è diversa, ognuna ha il proprio carattere, ma c’è chi combatte per cambiare la sua situazione e chi subisce ciò che le accade. Io vorrei portare modelli virtuosi di forza e resistenza, nel vero senso della parola: resistere alle avversità. In questa lunga storia ho presentato tre donne molto diverse tra loro: Lisa, Giovanna e più avanti il lettore conoscerà meglio anche Olga. Tre caratteri e tre vissuti totalmente differenti l’uno dall’altro, eppure tutte e tre non si lasciano piegare dalle avversità e dagli eventi, ma lottano per ciò che ritengono giusto. E credo che questo sarà un elemento che porterò avanti anche in altri lavori, perchè un romanzo non è mai solo un romanzo, ci deve lasciare qualcosa quando l’abbiamo finito e io vorrei che dei miei rimanesse un po’ di positività e di coraggio in più.

Hai già pensato a una nuova saga o a una storia completamente diversa da quella di Lisa?

La storia di Lisa Johnson non è ancora finita e siccome ritengo che un autore evolva con il passare del tempo, quando Lisa avrà terminato le sue avventure, capirò che direzione prendere. A oggi non so se ciò che ho già scritto di diverso, lo riterrò ancora valido, quindi non mi sento di dare una risposta definitiva.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.