Un amore non corrisposto, la notte interiore, la riscoperta del mondo: la nuova raccolta di Giuliodori è un racconto in versi che attraversa dolore e bellezza. L’autore marchigiano si apre in un’intervista profonda, tra ispirazioni letterarie, passaggi biografici e il potere salvifico della parola.

Come è nato il progetto di questa nuova raccolta poetica e in che modo si collega al tuo precedente lavoro?

Il progetto di questa nuova raccolta poetica è nato, nelle mie intenzioni, come “sequel” della precedente “Cuore ombreggiato” con l’intenzione di parlare del grande amore non corrisposto che ho vissuto. I due libri sono quindi totalmente collegati, sia perché accomunati dallo stesso filo conduttore, sia perché presentano le stesse tematiche, ovvero l’io, la natura e l’amore.

Nel libro attraversi stagioni emotive molto diverse. C’è un momento della silloge che senti più vicino a te oggi?

Non ce n’è uno in particolare; dato che racconto un’esperienza che ho vissuto e che parlo di qualcosa che è realmente accaduto nella mia vita sento tutti e tre i momenti molto vicini a me, sia quelli di dolore e smarrimento che quelli di rinascita e ripresa.

“All’alba piangerai di meno” è uno dei versi simbolo della raccolta. Quando hai capito che era arrivata davvero l’alba?

Come si può, forse, riuscire a leggere nel libro, il momento chiave è quello in cui ho spostato lo sguardo fuori invece di continuare a guardarmi dentro e a cercare di elaborare il trauma, avvenimento che considero come un passaggio obbligatorio e necessario per superare un evento doloroso.

Pensi che la poesia oggi abbia ancora un ruolo sociale oppure è confinata a un ambito più intimo e personale?

Non c’è, secondo me, una risposta universale a questa domanda: dipende tutto dai temi che ogni autore vuole trattare; nel mio caso si tratta di argomenti molto personali e intimi, ma la poesia acquisisce un valore anche se tratta di tematiche politiche, etiche, civili etc…

Quali sono gli autori o le letture che ti hanno più influenzato nella tua formazione poetica?

Al liceo ho studiato molta letteratura italiana, inglese e francese, ed è forse proprio questa mia formazione scolastica che mi ha influenzato molto: senza dubbio D’Annunzio, Leopardi, Sbarbaro, Ungaretti e gli autori del Romanticismo inglese come Wordsworth e Coleridge costituiscono ottime fonti di ispirazione per me, come anche Khalil Gibran, scoperto solo di recente.

Hai già in mente un terzo capitolo ideale che completi questo percorso o vorresti cambiare completamente direzione?

Non ho in mente un terzo capitolo per raccontare di questa vicenda; sto invece già lavorando a un romanzo che ho appena iniziato a scrivere e per il quale sono influenzato dal Faust di Goethe, altro autore che mi piace molto.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.