di Rossella Bonassisa
Le Pillole della vergogna. Ministero avvia ispezione
Il presidente della Commissione Cultura della Camera Manuela Ghizzoni ha convocato d’urgenza il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per un’audizione su quanto emerso nella puntata di Report “La banca degli amici”; il Ministro invece ha avviato un’ispezione interna per fare chiarezza sull’acquisto delle “Pillole del sapere”
di Sigfrido Ranucci e Giorgio Mottola
Più che pillole del sapere rischiano di diventare le pillole della vergogna, ancor prima di essere divulgate nella scuola. Dopo la trasmissione di Report, andata in onda domenica dal titolo «La banca degli amici», il presidente della Commissione Cultura della Camera Manuela Ghizzoni ha convocato d’urgenza il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per un’audizione su quanto emerso nella puntata. Il Ministro invece ha avviato un’ispezione interna per fare chiarezza sull’acquisto delle «Pillole del sapere» da parte dell’Ansas, l’agenzia ministeriale che si occupa di autonomia scolastica e sul finanziamento di oltre 5 milioni di euro nell’ambito del progetto Smart Cities.
Un progetto che valorizza le città intelligenti che affrontano temi socio-ambientali, sulla mobilità, la sicurezza, l’educazione, il risparmio energetico ed ambientale. Possono presentare progetti le imprese, i centri di ricerca, i consorzi, i parchi scientifici e tecnologici con sedi operative nelle regioni Sicilia, Campania, Calabria, Puglia presso le quali è attiva quest’iniziativa, ma anche i giovani, fino a 30 anni di età, delle stesse Regioni, potranno partecipare al processo di diffusione di una cultura innovativa in tema di Smart Communities, presentando progetti orientati alla messa punto di idee innovative per la soluzione di problemi presenti nel tessuto urbano di riferimento. Questi «Progetti di innovazione sociale», per i quali le risorse a disposizione sono 40 milioni di euro debbono essere presentati, tramite il servizio telematico SIRIO (http://roma.cilea.it/Sirio), entro e non oltre le ore 17.00 del 30 aprile 2012.
Ma ritornando alle nostre «pillole», ossia ad una serie di filmati di pochi minuti dallo scopo divulgativo e nozionistico, l’associazione Udu ha annunciato di essere pronta ad avviare una class action contro il ministero dell’Istruzione per come vengono impiegati i fondi ministeriali. E sul piede di guerra sono anche i maestri elementari che dopo la puntata di Report hanno inondato di fax e di e mail il ministero dell’Istruzione e l’Ansas.
La protesta ovviamente scaturisce dal motivo per cui, mentre le scuole non possiedono materiale didattico di prima necessità e vi saranno centinaia di milioni di tagli agli insegnanti per i prossimi anni, il Ministero decida di spendere 730 mila euro per le Pillole del sapere e per format prodotti da Interattiva Media, la società di Ilaria Sbressa, moglie di Andrea Ambrogetti, il responsabile relazioni istituzionali di Mediaset e presidente di Dgtvi, l’associazione per il digitale terrestre.
Nell’agosto del 2011, Interattiva Media era riuscita a far entrare il suo format sul mercato elettronico della Consip, vale a dire lo spazio virtuale su cui la Pubblica Amministrazione può acquistare qualsiasi tipo di prodotto, evitando così di dover imbastire gare di appalto. Ed è proprio dalla Consip che comincia la storia delle Pillole del sapere. Gli esperti del Miur e gli esperti di Consip, che hanno accettato il format, ne devono essere rimasti folgorati.
Sei mesi dopo, nel febbraio del 2012, una commissione congiunta Miur-Ansas, presieduta dal Capo dipartimento del Ministero Giovanni Biondi, decide di spendere i soldi stanziati dal ministero dell’Istruzione per acquistare 12 pillole e 7 format audiovisivi. Il costo singolo per ogni pillola, un filmato di 3 minuti realizzati in grafica, è di 39 mila euro.
Tag: Manuela Ghizzoni, Francesco Profumo, Ansas, progetto Smart Cities, l’associazione Udu, Consip


