Michelangelo Buonarroti, nato il 6 marzo 1475 e soprannominato il Divin Artista, è stato uno dei maggiori protagonisti del Rinascimento italiano, grazie al suo contributo artistico e letterario nell’ambito della poesia, della pittura e della scultura.
Le sue opere, tra le quali si ricordano il David, il Mosè, la Pietà del Vaticano, la Cupola di San Pietro e gli affreschi della Cappella Sistina, testimoniano l’estro innovativo e ingegnoso di una personalità che influenzò, tra le altre, soprattutto la successiva corrente del Manierismo, nella sua complessità e profondità artistica.
Parimenti alla sua attività pittorica, la poetica di Buonarroti si distingue per i sentimenti energici, intimi e autentici di cui i suoi versi si fanno portavoce, come emerge in Rime di Michelangelo Buonarroti raccolte da Michelangelo suo Nipote del 1623 o in Rime di Michelangelo Buonarroti il Vecchio del 1821. I suoi scritti, risalenti al Cinquecento, infatti, risentono delle tinte poetiche di Petrarca e Dante, sicché anche i sonetti, alcuni dei quali realizzati per Vittoria Colonna e per Tommaso de’ Cavalieri, attengono alla sfera dell’amore, in contrapposizione alla morte, realizzando una lotta tra Eros e Thanatos, due sentimenti contraddittori ma che caratterizzano ogni momento della vita dell’uomo. Tra gli altri temi, quello del peccato e della salvezza individuale, elargiscono un tono di riflessione sul destino e sulla presenza del divino nel mondo.
Nelle sue opere scultoree l’artista esprime una personalità il più possibile aderente alla realtà, con la realizzazione di sculture che conservano la materialità della pietra, con effetti di chiaroscuro in sintonia con l’idea all’origine della realizzazione che affonda le sue radici in una tendenza artistica che elogia la sottrazione della materia, in un’opera finale semplice e pacata.