Anna Magnani – ribattezzata Nannarella dal grande pubblico – nata il 7 marzo 1908 a Roma, è una delle protagoniste indiscusse del Neorealismo.
Volto noto del mondo cinematografico italiano, ha incarnato la romanità con Alberto Sordi e Aldo Fabrizi nei film come Roma città aperta, Bellissima, Mamma Roma e La rosa tatuata che le ha garantito l’oscar come miglior attrice protagonista nel 1956, e ha dato voce e impulso a un nuovo ideale di femminilità, attuale e veritiero, che allude ad una donna viva e imperfetta, dallo sguardo stanco e intenso, orgogliosa dei segni del tempo e delle esperienze che raccontano i dolori e le gioie quotidiane, come emerge nella celebre frase rivolta a lei attribuita: “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Le ho pagate tutte care. C’ho messo una vita a farmele!”
Fondamentale il sodalizio con il mattatore Antonio De Curtis, in arte Totò, che contribuì a renderla una diva della rivista italiana, oltre a consegnarle la sua eredità teatrale, successivamente confluita nel grande successo cinematografico della Magnani.
A tale proposito, infatti, si ricordi la sua prima apparizione del 1934 con il film La cieca di Sorrento di Malasomma, Trenta secondi d’amore del 1936 di Bonnard, La principessa Tarakanova del 1938 di Ozep e Soldati.
La sua vitalità si intreccia con i sentimenti incarnati nel Neorealismo, che si fa risalire al 1943 con l’opera di Visconti Ossessione: il cinema si caratterizza per le ambientazioni di guerra, con le riprese all’aperto e la presenza di attori non professionisti, che riflettono le istanze di cambiamento e i sentimenti rinnovati della popolazione, tra le speranze di riscatto, la povertà, la perdita e il bisogno di ricominciare. Uno dei capolavori indiscussi, a tale proposito, è Roma città aperta di Rossellini, in cui la Magnani interpreta sora Pina, una popolana spinta dalla passione, da un vortice di forza di fronte alle trame insidiose della realtà.
Tra gli altri, film come L’onorevole Angelina di Zampa del 1947 e Bellissima di Visconti del 1951 le garantiscono ruoli che, superando il neorealismo, riflettono sui sogni, sul successo e sul ruolo della donna incarnata in tutta la sua corporea vitalità, figlia di quell’interpretazione di un certo calibro, intensa, vera e priva di condizionamenti, che ha ispirato numerose generazioni, fino a resistere ai giorni nostri come immagine e punto di riferimento del mondo cinematografico e non solo.