Nelle “campagne informative”, sul raggiungimento e superamento degli obiettivi di guerra israeliano, si è parlato spesso, di “raid aerei di precisione”.
Anche nell’uccisione del comandate del battaglione Shati di Hamas, Haitham Khuwajari -che aveva preso parte agli attacchi del 7 ottobre scorso-, l’esercito si sarebbe affidato a questi raid di precisione, che si affiderebbero a programmi mirati dell’intelligenza artificiale. Se confermato, l’esercito e il governo di Israele, dovrebbero spiegare al mondo intero, dove sarebbero la precisione quando, nei raid, i civili palestinesi muoiono direttamente nelle loro case, quando con l’intelligence ed i mezzi e le economie che hanno a disposizione, sanno esattamente dove mirare, quando e perché. Non possiamo parlare di danni collaterali, allora. L’intelligenza artificiale, che sarebbe a disposizione dell’intelligence, potrebbe generare, al giorno, obiettivi militari; militari, per l’appunto, non civili. E quando nei raid, si contano i morti, il numero dei bambini è sempre altissimo. Se queste informazioni fossero mai confermate e i conseguenti crimini di guerra accertati, a chi si darebbe la colpa; all’uomo o all’intelligenza artificiale?