Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Italo Calvino: ieri, infatti, avrebbe compiuto cento anni lo scrittore che è rimasto un punto di riferimento nella storia della letteratura italiana.
Nonostante la sua scomparsa nel 1985, Italo Calvino continua a parlare a tantissime generazioni, elevandosi a vero e proprio modello letterario della cultura italiana del secondo dopoguerra, e non solo. È stato uno dei maggiori intellettuali che si è distinto per il suo impegno politico e letterario. I suoi interessi poliedrici spaziavano dalla letteratura, al giornalismo, al teatro, al cinema, alla musica, all’arte in tutte le sue forme.
Sin da giovane, dopo essersi laureato a Torino, ha iniziato a collaborare con alcune riviste e quotidiani, è entrato a far parte dell’Einaudi, ha lavorato per Il Corriere della Sera, La Repubblica, diventando redattore.
Nella sua lunga carriera di scrittore ha pubblicato tanti romanzi, dapprima nel 1980 una raccolta dei suoi saggi dal titolo “Una Pietra Sopra” e poi nel 1983 “Palomar” e “Collezione di Sabbia”.
L’esperienza vissuta a Cambridge presso la Haward University è confluita, successivamente, in “Lezioni Americane” del 1988, considerato il suo testamento letterario. Nella maggior parte dei suoi scritti ha sempre sottolineato il disincanto dell’esperienza della guerra, basti pensare a “Il sentiro dei nidi di ragno” – suo esordio letterario -, “Ultimo viene il corvo” e “L’entrata in guerra”.
Celebri anche le opere “Cosmicomiche”, “Ti con zero”, “Le città invisibili”, “Il castello dei destini incrociati”, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, “Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante”, “Il cavaliere inesistente” e “Marcovaldo ovvero Le Stagioni in città”.
La poetica di Italo Calvino ha sempre cercato di coniugare razionalità scientifica e spinta irrazionale, ispirazione del metodo degli illuministi e rifugio nell’immaginazione. Dal punto di vista letterario questa contrapposizione è stata risolta in un atteggiamento stoico, di distacco nei confronti della realtà descritta, in un impianto narrativo del tutto originale.
La filosofia dello scrittore, dunque, riecheggia tuttora nel grande bagaglio culturale della letteratura italiana, offrendo al lettore nuove chiavi di lettura e di interpretazione nel binomio bene e male, razionale e irrazionale, in un’ottica fiduciosa nei confronti della capacità dell’uomo di plasmare il mondo in base alle sue esigenze.