di Luca Marrone
All’inizio degli anni Venti del Novecento, il giovane Billie (non ancora Billy) Wilder – nato nel 1906 e destinato a diventare uno dei più grandi registi della storia del cinema, vincitore di ben sei premi Oscar – si guadagnava da vivere svolgendo vari lavori e scrivendo articoli per i giornali di Vienna.
Il suo sogno era emigrare negli Stati Uniti, anche se la sua vocazione per la settima arte non si era ancora palesata. Cominciò a delinearsi quando Billie si trasferì da Vienna a Berlino: mentre continuava a occuparsi di jazz e spettacoli di varietà, scrisse la sceneggiatura del film Uomini di domenica, della cui avventurosa realizzazione propose anche una gustosa cronaca.
I testi raccolti nel volume Inviato speciale, recentemente pubblicato da La Nave di Teseo, costituiscono una significativa testimonianza della versatilità del giovane Wilder: reportage non convenzionali (Venezia, Genova e Monte Carlo); recensioni cinematografiche e teatrali; inchieste sul mercato editoriale; interviste a dive del muto come Asta Nielsen ma anche a ballerine, fattucchiere e venditrici di giornali; brevi racconti satirici e surreali; provocazioni e paradossi.
Un racconto di prima mano dell’Europa tra le due guerre, in cui emerge l’umorismo caustico dell’Autore, il suo grande amore per la realtà e la sua non comune capacità di cogliere piccole e grandi debolezze degli esseri umani. Spesso Wilder parla in prima persona, come nel pezzo in cui racconta la sua faticosa ed esilarante esperienza di ballerino a pagamento in un hotel di Vienna. E, in queste pagine, è facile scorgere la prefigurazione del grande talento del futuro autore di capolavori cinematografici come La fiamma del peccato (1944), Viale del tramonto (1950), Quando la moglie è in vacanza (1955), A qualcuno piace caldo (1959), L’appartamento (1960), Prima pagina (1974).
