Lucio Arcidiacono, colonnello del Ros dei carabinieri esce dal covo di Matteo Messina Denaro in via Maggiore Toselli in centro storico di Campobello di Mazzara 18 gennaio 2023. ANSA / IGOR PETYX

di Luca Marrone

Trapani. La Polizia ha scoperto e perquisito un terzo covo in cui ha vissuto il boss Matteo Messina Denaro, catturato lunedì scorso. Un appartamento a Campobello di Mazara, paese in cui sono stati individuati gli altri due rifugi del boss. È vuoto e in vendita. Gli inquirenti stanno accertando chi ne sia il proprietario.

Sono stati, inoltre, ritrovati dei documenti nel primo covo del boss perquisito dal Ros, dove Messina Denaro viveva da almeno sei mesi. Secondo quanto si apprende, la documentazione, repertata e ora sottoposta ad analisi dal Ris, ricomprenderebbe alcune sigle e numeri di telefono.

Il boss ha rinunciato a essere presente in videoconferenza, dal carcere dell’Aquila presso cui è detenuto, nell’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta, dove è in corso il processo in cui è imputato come mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Lo ha reso noto il presidente della Corte d’Assise d’appello.

L’udienza è stata rinviata al 9 marzo “per consentire al difensore di essere presente”. È quanto ha deciso il presidente della Corte d’Assise di Caltanissetta Maria Carmela Giannazzo. Uno dei due difensori d’ufficio di Messina Denaro, l’avvocato Salvatore Baglio, ha comunicato di avere ricevuto una delega orale dal difensore di fiducia nominato da Messina Denaro, la nipote Lorenza Guttadauro, e ha chiesto i termini a difesa. “Che collabori lo speriamo tutti, ma nessuno di noi può saperlo. È depositario di conoscenze sulla stagione stragista del ’92 e ’94 ancora oggi non sondate e sconosciute da altri collaboratori.” Così, al termine dell’udienza, il procuratore generale di Caltanissetta, Antonino Patti.

Slitta, intanto, per il boss, la prima seduta di chemioterapia in carcere: era stato tutto predisposto ma, all’ultimo momento, il detenuto avrebbe richiesto un ulteriore intervento del medico. In carcere è quindi tornato il professor Luciano Mutti, primario del reparto a gestione universitaria dell’ospedale dell’Aquila, che lo ha visitato oggi per la seconda volta. A quanto si è appreso, i medici del reparto di oncologia dell’ospedale dell’Aquila stanno ancora valutando la documentazione medica in possesso del paziente, risultati di nuovi esami e ulteriori verifiche per stabilire quando effettuare le somministrazioni di chemioterapia.

È stato posto sotto sequestro l’appartamento di proprietà della madre di Andrea Bonafede, l’alias utilizzato Messina Denaro durante la latitanza. La casa si trova all’angolo tra via Marsala e via Cusmano a Campobello di Mazara. L’appartamento, a pian terreno, ha due ingressi. Da tempo però l’appartamento è disabitato, la madre di Bonafede vive a Tre Fontane insieme a una delle figlie.

“Non sapevo che fosse Matteo Messina Denaro, solo un pazzo avrebbe potuto accompagnarlo sapendo che si trattava del boss.” Così ha dichiarato Giovanni Luppino, 59enne commerciante di olive, che lunedì scorso ha accompagnato il latitante alla clinica “La Maddalena” di Palermo. Lo ha riferito il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Ferro, al termine dell’udienza di convalida davanti al Gip, svoltasi nel carcere Pagliarelli. Luppino ha spiegato di aver conosciuto Messina Denaro qualche mese fa: gli era stato presentato, ha detto, come “Francesco” e gli era stato detto che si trattava del cognato di Andrea Bonafede, il geometra cui era intestata la falsa carta d’identità utilizzata dal latitante. L’uomo ha aggiunto di averlo accompagnato lunedì scorso, per la prima volta, alla clinica di Palermo perché gli era stata chiesta la cortesia di farlo, viste le sue critiche condizioni di salute. Il Gip Fabio Pilato ha convalidato l’arresto in flagranza e si è riservato di decidere sulla richiesta di custodia cautelare in carcere. L’uomo risponde di procurata inosservanza della pena e favoreggiamento aggravati dal metodo mafioso.

“Il mio assistito è fiducioso nella magistratura e nelle forze dell’ordine affinché si accerti la verità. L’atteggiamento del dottor Tumbarello non credo possa essere diverso da chi intende dare chiarimenti che può e che è in condizioni di dare”. Lo dichiara l’avvocato Giuseppe Pantaleo, difensore di fiducia di Alfonso Tumbarello. Il medico di Campobello di Mazara ha rilasciato prescrizioni mediche al suo assistito Andrea Bonafede, nome però utilizzato – tramite carta d’identità e tessera sanitaria – dal boss Messina Denaro per curarsi e sottoporsi a visite ed esami nelle strutture sanitarie.

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