di Luca Marrone

Firenze. Agosto 1993: Milva Malatesta viene ritrovata morta, carbonizzata insieme al figlio Mirko di 3 anni, all’interno della sua Fiat Panda. Oggi, l’avvocato Alessio Fioravanti, che assiste Luciano, fratello della donna, sostiene di aver individuato “elementi incontrovertibili” atti a ricondurre l’episodio alla vicenda del Mostro di Firenze.

Per alcuni studiosi dei delitti del serial killer che si aggirava nelle campagne toscane, quella di Milva Malatesta si inserirebbe tra le cosiddette “morti collaterali”. Tra il 1982 e il 1984, furono uccise da ignoti, a Firenze, quattro prostitute senza motivo apparente (Giuliana Monciatti, Clelia Cuscito, Giuseppina Bassi e Luisa Meoni), con modalità simili tra loro, tanto da indurre qualcuno a ipotizzare che, nel capoluogo toscano, fosse all’opera un secondo omicida seriale, orientato verso una diversa tipologia di vittima rispetto all’assassino delle coppiette. Altri ritengono improbabile tale ipotesi e, considerando che due delle vittime potevano porsi, in qualche modo, in correlazione con alcuni dei soggetti coinvolti nell’indagine sul Mostro (la Cuscito con il futuro compagno di merende Mario Vanni, la Meoni con Salvatore Vinci), hanno valutato la possibilità che tali donne fossero, a loro volta, vittime del medesimo assassino.

A queste, taluni aggiungono ulteriori “morti collaterali”, anch’esse ritenute direttamente o indirettamente correlate alla vicenda del Mostro: da Miriam Ana Escobar, uccisa nel 1972, fino appunto a Milva Malatesta (forse amante di Francesco Vinci, uno dei sospettati nell’ambito della pista sarda) e Anna Milva Mattei (convivente del figlio di Francesco Vinci), morte rispettivamente nel 1993 e nel 1994.

Nata nel 1962, figlia di Renato Malatesta e di Maria Antonietta Sperduto, Milva era una giovane prostituta, a lungo considerata dagli inquirenti (e da alcuni “mostrologi”) il punto di incontro fra i sardi (autori, secondo tale scenario, del delitto Locci-Lo Bianco del 1968) e i compagni di merende (che le sentenze ritengono responsabili dei delitti dal 1982 al 1985) e dunque colei che avrebbe reso possibile il presunto passaggio di mano della Beretta .22, l’arma con cui sono stati compiuti tutti i delitti del Mostro. Secondo dei testimoni – peraltro da molti ritenuti scarsamente attendibili – Francesco Vinci avrebbe infatti avuto rapporti diretti appunto con la Malatesta e con i compagni di merende Pietro Pacciani e Mario Vanni.

In ogni caso, la notte tra il 19 e il 20 agosto 1993, pochi mesi prima che iniziasse il processo a Pacciani, Malatesta è stata uccisa con il figlio Mirko. Come detto, i loro corpi sono stati trovati carbonizzati all’interno dell’auto della donna, in una scarpata a Poneta di Barberino Val D’Elsa. In prossimità dell’auto, una tanica di plastica sporca di sangue, sul cui manico sono state rilevate delle impronte digitali. Le indagini si sono orientate sul marito di Milva, Francesco Rubino: arrestato, processato e assolto nel 1995. Una vicenda ancora avvolta nel mistero e che si colloca, tra l’altro, meno di due settimane dopo la morte di Francesco Vinci, ucciso con modalità del tutto simili.

Ora, dunque, l’avvocato Alessio Fioravanti – figlio di Pietro, uno dei difensori storici di Pacciani, insieme a Rosario Bevacqua e, in appello, a Nino Marazzita, sollecita la riapertura delle indagini sulla morte di Milva Malatesta, del figlio Mirko e del padre di lei, Renato, a suo giudizio da porre in correlazione con le citate altre “morti collaterali” e, appunto con i delitti del Mostro. Fioravanti ha presentato in Procura un’istanza in tal senso. “Studiando i fascicoli”, ha dichiarato, “io e i miei collaboratori abbiamo trovato per caso un dettaglio importante, un nesso tra la morte di una prostituta uccisa e una delle vittime del mostro.” Nulla trapela, però, sulla natura di tale dettaglio: “Il materiale è stato depositato, non posso entrare nel merito perché c’è il segreto istruttorio. Non voglio danneggiare la pista.”