L’esordio del duo romano dei 404 riporta alla luce i fasti del grande brit pop generazionale

L’immaginario di questo disco d’esordio è presto detto anche se l’ascolto attento dimostra che sono numerosi e interessanti i fuori pista. Sono i 404, al secolo Massimo De Bellis e Giuseppe Buongiorno, duo romano che nella loro scrittura ripescano quel suono liquido nella forma e negli spazi aperti che trovavamo dentro il celebre brit pop di chi ha passato l’adolescenza con Oasis e compagnia cantando. Ecco “Black Glass of Gin”, disponibile solo in digitale ad ora e povero di un video ufficiale che certamente avrebbe sfamato di curiosità nel vedere che tipo di soluzioni visiva avessero accostato al suono che, per molte sue parti, sembra provenire dai gloriosi anni ’90.

404 1

Un primo disco per il duo romano… un esordio che cade in che momento della vostra vita?
Cade in un momento in cui si voleva provare a scrivere musica che riportava al sound della nostra infanzia, e in cui tramite le nostre canzoni si volevano raccontare varie storie, più o meno leggere o scherzose che non sono solamente personali, ma che riguardano alla fine un po’ tutti.

Beh è ovvio il rimando agli anni ’90 inglesi e non solo… sapete che ci trovo anche tanta America dentro?
Ti ringrazio, lo prendo come un grandissimo complimento, oltre che sta a significare di come tu abbia ascoltato il nostro disco in maniera attenta, profonda e minuziosa. In realtà credo che l’America si possa trovare in “Little Young Kid”, brano caratterizzato da un rock oserei dire quasi anni ’70, e soprattutto in “On the Hill”, brano delicato posto appositamente come traccia di chiusura del disco, quasi a voler salutare dolcemente i nostri ascoltatori.

“Black Glass of Gin” – Ascoltalo su Spotify

E dall’Italia invece? Noi corriamo sempre con circa 10 o 20 anni di ritardo… da noi che ripercussioni ha avuto quel suono?
Sicuramente un po’ tutta la musica di quel periodo ha avuto macro o mini influenze “britpop”, che piaccia o no è stato un sound che ha segnato un’epoca, e credo anche la musica italiana di fine anni ’90/inizio ’00 non ne sia esente, magari non su larga scala, ma quelle correnti credo siano arrivate pure alle nostre latitudini.

E nella scena attuale secondo voi? Quanto ancora condiziona le scritture quel rock inglese di quel tempo?
Ti rispondo in tutta onestà e ti dico che tolti i 404 credo ad oggi ben poco. Sicuramente non sulla scena italiana. Ogni tanto sento che qualche autore o cantante dice di essere cresciuto con quei gruppi come idoli, ma poi non mi sembra che questo si rispecchi troppo sulle canzoni che scrivono. Forse se si va dall’altra parte della Manica un po’ di più, anche se al momento gli artisti di riferimento per questo genere sono sempre gli stessi: Noel e Liam Gallagher, i Blur, Richard Ashcroft, Kasabian, Arctic Monkeys… per certi versi non c’è stato un ricambio generazionale, gli stessi artisti che hanno inventato il “brit pop” sono gli stessi che lo continuano a portare avanti, eccezion fatta per i 404 ovviamente!!! (battuta scherzosa ovviamente)

“Black glass of gin” si permette anche tanta ricerca: forse avrebbe potuto osare un poco di più o sarebbe poi uscito fuori dal tema portante?
Credo ce ne sia stata abbastanza, alla fine in quasi tutte le canzoni c’è un largo uso di synth ed elettronica, cosa non proprio usuale nel nostro genere. Detto questo magari nel prossimo disco oseremo di più!

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.