di Luca Marrone

Livorno. Dalla cappella dell’ospedale di Cecina qualcuno ha sottratto il tabernacolo con le ostie consacrate. Sembra che la scoperta non abbia mancato di suscitare timori e preoccupazioni, anche perché la zona, in particolare negli anni Novanta, è stata teatro di messe nere.

“Si tratta di un fatto gravissimo, che sembra avvenuto in pieno giorno durante l’orario di apertura della cappella”, scrive il settimanale ToscanaOggi, “tenendo presente che il valore economico del tabernacolo non è molto e che si tratta di un oggetto difficilmente commerciabile, l’attenzione si concentra sul furto delle ostie consacrate. Che è sacrilegio, un oltraggio molto pesante per i credenti ed anche evento inquietante perché spesso associato a riti di profanazione che coinvolgono talvolta sette segrete. La profanazione sacrilega dell’Eucarestia avviene oltre tutto anche in un luogo particolare come quello dell’ospedale, luogo di sofferenza nel quale la presenza del cappellano e della cappella si pongono come un aiuto ad affrontare il difficile momento della malattia.”

Gli stessi carabinieri, presso cui è stata presentata denuncia di furto, non hanno escluso che il fatto possa ricondursi a una setta satanica. Molti abitanti della zona ricordano il precedente verificatosi, nel 1995, proprio nella periferia nord di Cecina. All’epoca, i militari dell’Arma sorpresero almeno quindici persone intente a compiere riti satanici in una fabbrica abbandonata, in cui avevano collocato teschi e ossa umane, catene, lucchetti, anelli, corde e ostie sconsacrate. Non si trattava di ragazzi o di sbandati: a quanto riporta oggi il Giornale, fra i “satanisti” della Val di Cecina vi erano anche professionisti, imprenditori, commercianti e due noti medici. Erano membri della setta di Patar Tuan, dal nome del demone che adoravano.

Oltre che di violazione di sepolcri, alcuni di loro furono accusati di truffa: secondo l’accusa riuscirono a ottenere 200 milioni di lire da una psicologa di Volterra, convincendola del fatto che una seduta spiritica avrebbe potuto aiutare la madre a guarire dal cancro. “Di acqua sotto i ponti ne è trascorsa, da allora”, conclude il quotidiano. “Eppure, quasi trent’anni dopo, la paura è la stessa.” In ogni caso, per il momento, non vi sono certezze.