La Corte Costituzionale tedesca ha ufficialmente aperto le porte alla ratifica del MES da parte della Germania.
Un evento di non poca rilevanza anche per il governo Meloni, che si avvia a rimanere di fatto il solo a non aver ratificato questo provvedimento voluto fortemente dall’UE. Se da un lato la posizione del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti era quella di attendere il pronunciamento dei costituzionalisti tedeschi, dall’altro il parere positivo arrivato da Karlsrhue inguaia l’esecutivo italiano e lo costringe a mettere all’ordine del giorno la discussione sul Meccanismo Europeo di Stabilità. Il rischio per la leader di Fdl e per Salvini è di trovarsi costretti dalle pressioni europee a ratificare un provvedimento contro il quale si sono scagliati fin dall’inizio dei dibattimenti.
La Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe ha respinto svariati ricorsi presentati in Germania, in merito a una presunta incompatibilità della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) con l’ordinamento interno di Berlino. L’agenzia Radiocor espone un sunto del pensiero di Karlsruhe: “Dato che il Mes non esercita poteri sovrani nel decidere se concedere assistenza finanziaria e svolgere le relative funzioni, una disposizione procedurale relativa a tale processo decisionale e relativa ai compiti del Mes non costituisce un’autorizzazione all’esercizio di poteri sovrani” e non cagiona danni all’indipendenza politica di Berlino.
Semaforo verde, dunque, per l’adesione del governo di Olaf Scholz alla riforma del “fondo salva-Stati” negoziata nel 2020 e conclusa a gennaio 2021 che ha suscitato tante polemiche anche in terra nostrana. E Bruxelles esprime la sua soddisfazione. Il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe ha accolto con entusiasmo la decisione della Corte costituzionale tedesca che ha respinto il ricorso contro gli emendamenti al trattato del Mes: “È un passo importante che spiana la strada per la sua ratifica da parte della Germania“. Quando il governo formato da Spd, Liberali e Verdi avrà concluso l’iter di ratifica, tra i diciannove Paesi dell’Eurozona solo l’Italia non avrà messo in campo una ratifica parlamentare.