Era il 26 agosto 2010. Sono passati ormai tanti anni da una data che è entrata di diritto nella storia della cronaca nera italiana. Quel triste giorno infatti fu spezzata la vita di una innocente ragazzina di appena 15 anni. Si chiamava Sarah. Stiamo parlando di quello che è balzato agli onori delle cronache come il delitto di Avetrana, quello che divenne uno dei casi più mediatici di sempre nel nostro Paese. Altra data da ricordare è il 6 ottobre 2010, quando, a poco più di un mese dalla scomparsa, fu annunciata la scoperta del cadavere della bambina in con la notizia lanciata diretta televisiva nazionale durante la trasmissione Chi l’ha visto?

Da qui inizierà il nostro racconto. Una storia su cui oggi è stata scritta la parola fine. Almeno agli atti. Eppure qualcosa sembra ancora non quadrare del tutto. Nodi ancora irrisolti che ventonuovo cercherà di dipanare andando nei meandri e nelle pieghe che fuoriescono dalla sola inchiesta ufficiale, ma addentrandosi anche in quelle psicologiche ed umane che hanno caratterizzato questo storico caso noir italiano.
Una tragedia di cui quest’anno ricade il dodicesimo anniversario. Oggi Sarah sarebbe un giovane donna di 27 anni, magari avrebbe una famiglia, o forse avrebbe realizzato almeno qualche suo sogno, professionale o di vita. Purtroppo però quella che ritenga essere la sua seconda famiglia gli ha sottratto questa possibilità interrompendo la sua tenera ed innocente fanciullezza.

Il ruolo di noi media in questa vicenda

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Una tragedia consumatasi anche in diretta tv.
Per certi versi potremmo dire che questa storia è stata una sorta di spartiacque anche per coloro che l’hanno raccontata, in quanto ha cambiato profondamente l’approccio che l’informazione di tv e carta stampata attueranno da lì in poi in tutti i grandi casi di crimine italiani, iniziando ad adottare una narrazione spettacolarizzata e spregiudicata. Quella sera di inizio ottobre c’era in collegamento nella nota trasmissione televisiva Concetta Serrano, madre della ragazza, che apprese la notizia del ritrovamento del cadavere della figlia direttamente dalle telecamere di Rai 3. Tenete a mente il suo nome perché tornerà più avanti nel nostro racconto. A portare gli inquirenti sul luogo esatto fu Michele Misseri, un protagonista di questa triste storia, quello che inizialmente é stato accusato, per usare un termine criminalistico molto in uso nel novecento, “il mostro”.

Misseri quella sera fece una confessione choc in caserma dopo oltre 10 ore di interrogatorio: “L’ho strangolata in un garage vicino a casa, poi l’ho portata in campagna: ho bruciato i vestiti, sotterrato il corpo”. Prima di occultare il cadavere, l’uomo l’ha anche violentata.

L’uomo indicò il luogo dove andare a recuperare e dove effettivamente si trovava la giovane. Sarai era stata gettata ed occultata in un posto pressoché impossibile da scovare. Buttata via nuda e sepolta nelle campagne tarantine, in un covo interrato con un ingresso largo pochi cm. Le operazioni di recupero furono complesse e richiesero diverse ore. Fu necessario infatti l’intervento dei sommozzatori perché il fosso, profondo circa 1 metro, era pieno d’acqua. Il corpo, che giaceva in posizione fetale ed era ormai irriconoscibile, é emerso verso le 2 di notte.
Sin dal lancio della notizia, una folla nutrita di persone, tenuta a bada a fatica dalle forze dell’ordine, prese d’assalto quella che fu poi ribattezzato come “villetta degli orrori”, oltre all’arrivo sul posto di tantissimi giornalisti e inviati di qualsiasi emittente, con l’obbiettivo di carpire il maggior numero di informazioni.

Mutunato non era una località propriamente casuale. Lì infatti, solo qualche giorno prima, Misseri disse di aver ritrovato il cellulare di Sarah.

Non lo disse solo agli inquirenti, bensì fece fior fior di sceneggiate su tutte le emittenti nazionali, come in vero thriller ad episodi che si rispetti, con scene di recitata e struggente esasperazione, dichiarazioni di immenso dolore per la nipote che non si riusciva a trovare, il tutto contornato dalle classiche lacrime di coccodrillo degne di un valido candidato all’oscar come miglior attore protagonista.

Eppure tanti ma non tutti ci cascarono.
Infatti questo particolare del ritrovamento del telefonino diede una svolta decisiva alle indagini. Perché lo zio racconta di averlo trovato in campagna, sull’orlo della strada ,solo pochi giorni prima della confessione dell’omicidio, il 29 settembre.
Il racconto dell’uomo non convinse gli inquirenti che anzi si insospettirono. L’esame dei carabinieri del Ris di Roma, escluse infatti che possa esser stato per oltre un mese esposto alle intemperie, che pure erano state svariate in quell’arco di tempo. Per gli inquirenti quel ritrovamento è stato un maldestro tentativo di depistaggio. Per gli inquirenti Misseri diventa quindi il principale indiziario ed inizia ad essere torchiato con una jam session di interrogatori fiume per farlo crollare. L’obbiettivo viene raggiunto dopo pochi giorni con la confessione dell’uomo appunto.

Quello che sembra l’epilogo di una brutta vicenda in realtà è solo l’inizio  di una storia che si farà sempre  ingarbugliata e inquietante. L’uomo infatti ritrattó dopo pochi giorni la confessione, ritenendo di aver provveduto solo all’occultamento del corpo. Quel giorno infatti, dichiara lui, arrivato a casa trovò la nipote morta in garage, ammazzata dalla figlia Sabrina Misseri, cugina più grande di Sarah.

La cosa più raccapricciante che la vittima non vedeva in Sabrina, la sua carnefice, una semplice cugina, ma un punto di riferimento nonché migliore amica.

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E in effetti la ritrattazione trovò conferme nel rapporto del medico legale, che non evidenziò tracce di strupro nonostante Misseri disse anche di averla violentata. L’uomo disse di aver mentito per coprire la figlia, vera responsabile dell’omicidio.

Dopo le rivelazioni del padre e dopo un interrogatorio di sei ore, Sabrina Misseri fu arrestata per concorso in omicidio. Il 21 ottobre il gip decise la convalida del
fermo,
 basandosi soprattutto sulla testimonianza
dell’amica,
 Mariangela Spagnoletti. Quest’ultima riferì che Sabrina Misseri «appariva agitata» quando Sarah non si presentò all’appuntamento il pomeriggio della scomparsa. Ripeteva che la ragazzina era stata certamente rapita e che occorreva avvisare subito i. carabinieri.

E questo è un altro aspetto fondamentale perché da quel momento entrano nel puzzle dei misteri anche le amiche di Sabrina, che ricoprirono un ruolo chiave per la dimostrazione della sua colpevolezza, sia sul piano mediatico che su quello processuale che si avvierà di li a poco. Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo nei prossimi episodi. Il nostro viaggio nella cronostoria del delitto di Avetrana è partito e proseguirà presto.