Si è appena conclusa la votazione prevista alla Camera dei Deputati circa la questione di fiducia nei confronti del nuovo governo.
Il risultato tanto netto quanto scontato: con 235 sì (maggioranza fissata a 195) e 154 no, l’aula ha conferito piena fiducia all’esecutivo guidato per la prima volta nella storia da una donna.

Nessuna sorpresa dunque, perché erano ben noti i numeri, alla luce dei quali la coalizione composta dalle forze politiche di centrodestra gioca una netta maggioranza in entrambi i rami del Parlamento.
Eppure c’era una trepidante attesa per l’ultimo passaggio istituzionale che aspettava il governo nel suo percorso di insediamento.
Ricordiamo ai nostri lettori infatti che con il giuramento nelle mani del Capo dello Stato l’esecutivo era ufficialmente in carica, ma non ancora nel pieno esercizio delle sue funzioni.

La leader del centrodestra ha anzitutto presentato orgogliosamente il suo come il primo governo politico, dopo undici anni, ad essere figlio di un forte mandato elettorale.
La premier ha pronunciato un discorso sobrio nei toni, ma sicuramente forte dal punto di vista identitario, in cui i cavalli di battaglia della destra sociale sono stati sbandierati con vigore.

Quello che si è visto oggi è sembrato per certi aspetti l’ultimo colpo di coda della campagna elettorale, dove alle parole della Presidente del Consiglio, che ha parlato complessivamente per poco più di un’ora, sono seguite aspre repliche e polemiche da parte degli esponenti principali delle forze di opposizione, con gli interventi, tra gli altri, del segretario uscente Letta per il Partito Democratico e di Conte, al suo esordio assoluto come deputato, per il M5S.

Il timing della giornata ha previsto l’inizio dei lavori in aula alle ore 11:00, con il discorso della prima Premier donna nella storia d’Italia, la quale ha delineato una tabella programmatica di legislatura di quella che sarà l’azione del governo da lei presieduto. Dalla pace fiscale alla maggiore libertà di impresa, da una riforma presidenzialista al blocco dell’immigrazione illegale, fino all’introduzione di aliquote fisse scaglionate, in modo da poter introdurre la cosiddetta flat tax senza disattendere i dettami costituzionali. Importante anche la conferma della posizione euro-atlantica che manterrà l’esecutivo, con annesso sostegno politico-militare all’Ucraina nel conflitto con la Russia, e l’intenzione di non modificare la legge 194 sull’aborto.
Ha quindi ribadito la sua idea di Europa, un’ “Europa sovranista”2DE04F47-0E70-46C5-8040-2F4825E5BF8F, il cui motto sia “fare meno e fare meglio”. Il tarlo della Presidente del Consiglio è che prima venga l’interesse nazionale e che il modello di Europa sia più di tipo intergovernativo che di tipo federale. L’Europa nano burocratico è gigante politico.

La seduta è stata poi sospesa per permettere alla Presidente del Consiglio di depositare il discorso anche in aula al Senato, ed è ripresa alle 13, dove fino alle 17 si è protratto il dibattito parlamentare.

Alle 17:30 la Premier ha riannodato il filo di quello che era stato l’intervento della mattinata, con delle risposte quasi uno ad uno nei confronti dei deputati che l’avevano criticata ed attaccata, “stressando” anche un po’ le regole, poiché secondo il regolamento il Presidente del Consiglio si dovrebbe rivolgere soltanto al Presidente della Camera, piuttosto che instaurare scambi diretti con i membri dell’aula, come fatto ad esempio con Serracchiani e Soumahoro (PD).

Domani è invece previsto l’ultimo atto, con la votazione di fiducia, e  annesso dibattito, anche al Senato.
Anche in questo caso l’attesa verte non tanto sul risultato finale, ma sugli interventi dei protagonisti, Berlusconi e Renzi su tutti.
Giulio Catalucci