di Luca Marrone

La notizia, che ha comprensibilmente destato non poco clamore, è di alcuni mesi fa. Dopo trentadue anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, un ex poliziotto, all’epoca impegnato nelle indagini, reperisce elementi ritenuti idonei a far riaprire l’inchiesta.

Simonetta Cesaroni è stata uccisa il 7 agosto 1990, negli uffici romani dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù (A.I.A.G.), siti in via Poma n. 2. L’omicida l’ha aggredita colpendola in viso e infliggendole ventinove coltellate. Com’è noto, le prime indagini hanno condotto all’individuazione del colpevole in Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile in cui è stato commesso il delitto, successivamente scagionato. All’inizio del 1993, una seconda indagine si è focalizzata su Federico Valle, giovane nipote dell’architetto che viveva all’ultimo piano del palazzo. Vent’anni dopo il delitto, Raniero Busco, fidanzato di Simonetta all’epoca dei fatti, è stato processato per l’omicidio e assolto in via definitiva.

Nei mesi scorsi, l’ex poliziotto, Antonio Del Greco, ha ricevuto le dichiarazioni dell’ex collaboratrice di uno dei soggetti allora sottoposti ad accertamenti e risultato in possesso di un alibi per l’orario stimato del delitto (17,30-18). La donna, a quanto riportato dai giornali, avrebbe ora ritrattato la deposizione in cui corroborava appunto l’alibi in questione.

Il soggetto, deceduto da tempo, torna quindi tra i sospettati. Prende così avvio una nuova indagine sul caso, la Procura di Roma si incarica di vagliare le più recenti risultanze acquisite e, per quanto possibile, di verificare la posizione del soggetto in questione. Recuperando le carte delle indagini precedenti, risulterebbero però alcuni elementi a sostegno della sua estraneità all’aggressione omicida: delle ulteriori testimonianze, che collocano altrove la persona, e l’esito negativo del confronto del suo materiale biologico con quello recuperato sulla scena del crimine. Ulteriori approfondimenti appaiono evidentemente necessari.

Più recentemente è stata poi diffusa la notizia della decisione della Commissione parlamentare antimafia di riesaminare a sua volta l’indagine sul delitto, procedendo in primis all’audizione di Paola Cesaroni, sorella della giovane vittima, dell’avvocato della famiglia, Federica Mondani e del giornalista Igor Patruno, uno dei massimi esperti della vicenda. A quanto riferito dagli organi di stampa, tali colloqui avrebbero portato all’attenzione della Commissione una serie di nominativi di insospettabili. Colpiscono, in tutto questo, le dichiarazioni rilasciate dall’avv. Mondani a ridosso dell’audizione, secondo cui “ci sono dei particolari che se dimostrati possono aprire scenari mai percorsi nelle precedenti inchieste, in particolare sul momento in cui Simonetta è stata uccisa. In questo delitto ci sono degli elementi che ricordano metodi omertosimetodi di coperture reciproche e metodi di condizionamento territoriali e ambientali. E non a caso siamo davanti a questa commissione che vogliamo ringraziare”.

È di questi giorni la notizia che la Dia, Divisione investigativa antimafia, proprio su incarico della Commissione, starebbe effettuando nuovi accertamenti e analisi, che sembrerebbero orientarsi verso una pista ben precisa. Quella di un omicida con gruppo sanguigno A, mai coinvolto nelle indagini e mai ascoltato. Secondo questo scenario, si legge, il soggetto potrebbe aver ucciso la giovane non con un tagliacarte, come finora ipotizzato, ma con un pugnale. Commesso il delitto, in preda al panico, costui sarebbe fuggito dalla scena del crimine, per una scala secondaria. Avrebbe poi chiesto aiuto a un altro soggetto, in grado, tramite suoi contatti, di porre in essere depistaggi e diversivi a livello di indagine. Così alcuni giornali proprio a ridosso dello scorso 7 agosto, ricorrenza della morte di Simonetta. Si parla di “uomini dello Stato” e persino di ipotetici ricatti subiti dai responsabili dell’omicidio.

Si è anche parlato del fatto che, pochi giorni prima del delitto, Simonetta avrebbe dovuto ritirare dei documenti da alcuni professionisti con casa e studio nei pressi di via Poma. Persone su cui, a quanto riportato, non sarebbe mai stato effettuato alcun controllo.

Un altro fronte su cui gli investigatori stanno svolgendo accertamenti riguarda l’orario della morte della giovane. Potrebbe essere avvenuta un’ora prima rispetto all’iniziale stima del medico legale, quindi intorno alle 16.30. Il che renderebbe necessario riconsiderare tra l’altro la telefonata che la giovane avrebbe fatto dall’ufficio verso le 17,15 (di cui da tempo alcuni dubitano), rivelatasi utile proprio per concorrere a “datare” la sua morte.

Paolo Cochi, reporter e documentarista, autore di una approfondita ricostruzione del delitto, segnala inoltre che vi sarebbero due soggetti, direttamente legati all’ambiente lavorativo di Simonetta, sui cui non sarebbero stati effettuati i necessari approfondimenti.

A fronte di tali scenari e dell’evidente necessità di proseguire nel problematico, tormentato percorso per giungere alla verità su questo caso, si è ovviamente costretti a constatare che il passare del tempo non facilita certo il compito di chi, oggi, è chiamato a ripercorrere una pista ormai fredda.

A quanto si dice, mancherebbero i campioni biologici necessari per ripetere certe comparazioni, eventualmente con metodiche e criteri di valutazione più avanzati. L’unica speranza potrebbe risiedere nelle cosiddette indagini tradizionali, nell’acquisizione e nel recupero di dichiarazioni utili a suffragare i nuovi scenari che sembrano delinearsi. Il tempo ci dirà se le novità di questi giorni si tradurranno in qualcosa di concreto. E se Simonetta potrà finalmente avere giustizia.