di Federico Cirillo
48 anni dopo la “Legge Gonella” che istituiva l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, disciplinando per la prima volta, dunque, l’organizzazione della professione, è stato approvato, il 2 agosto alla Camera, il testo per la riforma di quest’ultimo. Le principali modifiche riguarderanno le modalità di accesso – necessario, come requisito minimo, il conseguimento della laurea triennale – oltre allo snellimento del Consiglio Nazionale e relativa diminuzione del numero dei consiglieri – dai 150 di oggi ad un tetto massimo di 90 membri. La riforma, in accordo con l’Ordine, mantiene solidi e salvi i principi generali della Legge del 1963, ossia il diritto all’informazione e i doveri del giornalista, tra i quali, fondamentale, il rispetto della verità sostanziale dei fatti. Per quanto riguarda, invece, l’accesso alla professione, mentre per diventare professionista bisognerà essere muniti almeno di una laurea triennale, gli aspiranti pubblicisti dovranno, contrariamente, conseguire un esame di cultura generale, che avvalori e confermi, inoltre, la conoscenza dei principi di deontologia professionale.
In aula tutti favorevoli alla riforma, tranne un solo astenuto, il deputato del Pdl Renato Farina; ciò ha sortito commenti soddisfatti da parte del relatore del provvedimento, Giancarlo Mazzucca (Pdl), il quale ha dichiarato tutta la sua gioia per “il voto bipartisan”. “Il provvedimento – ha aggiunto – rende più efficiente il Consiglio e fissa regole chiare per chi vuole diventare giornalista. Ma è solo un primo passo, un primo passo importante perchè compiuto in modo così corale”. Non tutte le prime impressioni e i primi commenti rimangono, però, positivi: c’è chi, infatti, fa notare come la riforma non istituisca, come nelle speranze di alcuni, una Commissione Deontologica nazionale, per ricorrere contro le decisioni in materia disciplinare dei consigli regionali, oltre alla mancata creazione di un Giurì per la tutela di soggetti terzi. Commenti non del tutto positivi arrivano, dunque, dal presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino, il quale, pur riconoscendo con favore le sostanziali modifiche, afferma: ”Resta qualche amarezza e un profondo disagio. Tra le prime il fatto che siano state cancellate sia la proposta per una Commissione Deontologica Nazionale, sia quella per il Giurì. L’una e l’altro – continua Iacopino – avrebbero consentito di dare risposte in tempi più rapidi ai cittadini riguardo comportamenti ritenuti scorretti di giornalisti. Il disagio invece è legato all’introduzione di un rapporto tra professionisti e pubblicisti che penalizza fortemente i secondi. Avevamo invitato la Camera a lasciare all’Ordine la ripartizione proporzionale in base alla realtà in evoluzione della professione. L’auspicio è che ora il Senato corregga questi aspetti”.
Adesso, infatti, la proposta sarà girata al Senato, dove dovrà compiere il simile iter.


