Pink Floyd Legend: molto più di un semplice tributo ai Pink Floyd.
Ne abbiamo parlato con Fabio Castaldi, basso, voce e gong del gruppo.
Più di un decennio di vita… Ce lo riassumi in poche righe?
Difficile riassumere dieci anni della nostra band in poche righe. Abbiamo sempre lavorato alacremente per arrivare ad un risultato che fosse vicino a quello che è lo spirito dei Pink Floyd. Sono passate persone e concerti. Quello che è stato più importante è l’aver cercato le persone giuste per arrivare a questa all star band.
Tutti i musicisti della band ricoprono il proprio ruolo in maniera efficace ed importante senza scimmiottare ma dando un senso qualitativo alla cosa.
Ecco forse i dieci anni sono passati alla ricerca della perfezione di questo show che è meraviglioso.
Come cantante, con quale delle voci dei Pink Floyd è più difficile confrontarsi?
Le tre voci dei Pink Floyd sono completamente diverse: Waters è ruvido e nervoso, Gilmour è melodico e Wright ha una voce forse anche meno bella ma che si incastra perfettamente con quella di Gilmour; ognuno ha il suo timbro vocale che è stato perfetto per quello che sono le produzioni dei Pink Floyd e forse anche questa è stata la cosa bella: il loro esser diversi l’uno dall’altro.
I Pink Floyd sono davvero una leggenda… Pensi che dopo la morte Wright possano ancora riunirsi anche solo per un evento?
Non credo che si riuniranno mai più, anche solo per un evento… Sono talmente lontani come persone Gilmour e Waters che sarà difficile anche se chiaramente ci speriamo tutti.
Una domanda provocatoria… Quale band o cantante secondo te sarebbe giusto non coverizzare e perché?
Coverizzare la vedo una brutta definizione; mi sa un po’ di Corrida, come quando uno emula Elvis Presley e si veste come lui e lo scimmiotta un po’; quello che facciamo noi è diverso.
Il fenomeno cover / tribute band è esploso da qualche anno… Qualcuno dice persino che ha ammazzato la musica “originale”… Tu come la pensi?
Per questa mi rifaccio alla precedente domanda; ricordo quando è nato il fenomeno tribute a Roma nei primi anni duemila; si iniziavano ad eseguire scalette con brani di un’unica band; secondo me tutto ciò non ammazza la musica.
La musica se ha qualcosa da dire esce fuori l’originale.
Noi continuiamo ad eseguire con amore ma anche con passione e meticolosità le canzoni dei Pink Floyd.
Avete suonato con orchestre, cori e persino con la corista dei Pink Floyd, Durga… Qual è stato a tuo parere il vostro concerto migliore e perché?
Di concerti ne abbiamo fatti tanti anche in teatri importanti come Ostia Antica, Sferisterio a Macerata (culla della lirica e della musica classica).
Il miglior concerto è sempre il prossimo, anche perché ognuno è studiato, pensato; non facciamo tour enormi ma cerchiamo di fare sempre un evento che sia contestualizzato alla location dove suoniamo; ogni show ha una storia a sé.
Quello che ricordo però con più emozione è quello in cui eseguimmo “Atom Earth Mother” con orchestra e cori.
Qual è il migliore disco dei Pink Floyd?
Difficile scegliere.
I Pink Floyd si possono dividere in quattro ere: quella di Barrett, quella psichedelica pre-Dark Side of the Moon, quella più ruvida e commerciale da Dark Side of the Moon in poi e quella delle ultime produzioni senza Waters.
Io chiaramente, essendo Watersiano, preferisco la fase centrale e sin da piccolo il mio amore incondizionato è stato per “The Wall”, che per me è il disco più importante.
Come consideri l’era di Barrett?
E’ un’era di partenza; c’è chi dice che se Barrett non fosse uscito dal gruppo i Pink Floyd non sarebbero diventati quelli che sono adesso (e secondo me è così, perché con l’avvento di Gilmour sono cambiate con la sua genialità completamente tutte le dinamiche e le produzioni musicali).
Barrett è stato un grandissimo ed intelligente fautore della prima parte dei Pink Floyd ma poi è uscito di scena per le ragioni che sappiamo.
E’ stato però importante perché i primi sue dischi sono molto belli e propri di quell’epoca.
Cosa si deve aspettare chi viene a un vostro concerto?
Un concerto dei Pink Floyd Legend non tralascia nulla (in particolare musica ed effetti speciali).
Ormai teatralizziamo lo show, ci sono laser, luci, effetti speciali, la disposizione sul palco è come quella dell’originale e troverete sempre uno spettacolo contestualizzato alla location.
Siamo veramente felici di portare avanti cinquant’anni di musica dei Pink Floyd mettendo insieme tutte quelle cose che rendono un concerto “floydiano”.
La cosa bella è che avendo noi cercato il corrispettivo per ogni elemento (io faccio Waters), riusciamo a far vedere come erano i Pink Floyd quando stavano ancora insieme.
Ognuno ricopre il ruolo del proprio corrispettivo.
Ed è questa la cosa importante.
Un saluto per i nostri lettori
Grazie per quest’intervista… Un saluto a tutti i lettori di Ventonuovo.eu; sono davvero felice di essere stato con voi e vi aspetto tutti ad un nostro concerto.


