Di Alfonso Vannaroni
Da una parte la presidente della commissione parlamentare antimafia. Dall’altra esponenti del Pd. In mezzo le due relazioni sui fatti di Mafia capitale. Si fa caldo il clima nell’organismo bicamerale dopo la decisione della presidente Rosy Bindi di convocare – per questa sera – una seduta che inizi l’esame delle carte su quanto portato alla luce dall’inchiesta Mondo di mezzo. Sul tavolo ci sono i documenti prodotti dai commissari prefettizi e quello con le conclusioni dell’attuale rappresentante del governo Franco Gabrielli. Circa duemila pagine con conclusioni differenti: secondo la prima ci sono i presupposti per lo scioglimento del Comune di Roma per mafia, per la seconda si raccomandano soltanto interventi mirati in alcuni settori della macchina amministrativa capitolina. La presidente vuole vederci chiaro. Ma c’è chi temporeggia. E così dopo la vicenda degli ‘impresentabili’ alle recenti elezioni amministrative, i rapporti tra la presidente Bindi e una parte del Pd tornano tesi. Intanto la polemica politica cresce.
Forza Italia ha sollecitato la presidente Bindi. E attraverso il senatore Maurizio Gasparri ha chiesto un “contributo determinante per evitare che al comune di Roma perduri lo sconcio in atto”. Il partito di Silvio Berlusconi chiede lo scioglimento e il commissariamento.“E’ una pubblica sollecitazione – ha spiegato nei giorni scorsi il senatore – affinché le conclusioni dei funzionari prefettizi non cadano nel vuoto. Nella loro relazione si precisa che il condizionamento mafioso si è realizzato secondo schemi e copioni non intaccati dal cambio di amministrazione. Ci sono quindi le condizioni per procedere allo scioglimento. Ci sono fatti, documenti, relazioni che non si possono ignorare. Andremo avanti perché non ci sono le condizioni per tenere in vita l’attuale consiliatura”. Opposto il parere del senatore Pd Franco Mirabelli. “Non credo che la commissione antimafia sia uno strumento che il senatore Gasparri possa usare per assecondare i propri desideri – ha spiegato Mirabelli – Sarebbe curioso che si intervenisse prima delle determinazioni che il governo deve assumere. E sarebbe ancora più strano che il parlamento intervenisse in un processo amministrativo che non prevede alcun pronunciamento delle camere. Avevamo già deciso, prima di prendere qualsiasi iniziativa, di ascoltare Gabrielli. E, in ogni caso, i commissari devono potere avere modo di leggere con attenzione la corposa documentazione”. Motivi, questi, che spingeranno il senatore a chiedere in giornata, durante la riunione dell’ufficio di presidenza, il rinvio della discussione su Mafia capitale. Ma da Sel arriva una stoccata al Pd. “Non dobbiamo aspettare il governo per esprimere un commento – ha detto il vicepresidente Claudio Fava – La commissione antimafia non è la Domenica sportiva, non viviamo alla moviola le azioni. Noi stiamo dentro ai fatti in tempo reale e abbiamo il dovere istituzionale di esprimere la nostra valutazione”.
A tagliar corto pensa la nota dell’organismo bicamerale. Così, questa sera alle ore venti, la commissione ascolterà le comunicazioni della presidente Bindi. “In questi mesi – ricorda la nota – si sono svolte numerose audizioni (l’ex sindaco Alemanno, il prefetto Pecoraro, il sindaco Marino, il presidente della Lega Coop, il prefetto Magno, e per due volte la procura di Roma) ed è stata depositata una rilevante mole di documenti, messi a disposizione dei commissari. L’Ufficio di presidenza allargato ai capigruppo, che ha concordato l’ordine del giorno, ha ritenuto opportuno sviluppare una prima riflessione, in seno alla commissione, sugli elementi finora acquisiti e sul programma degli ulteriori approfondimenti da sviluppare. L’inchiesta si svolge, come sempre, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e delle prerogative del governo, senza rinunciare ai compiti che la Costituzione e la legge istitutiva le affida”. La partita a scacchi tra la presidente Bindi e il suo partito continua. A rimetterci è l’autonomia della commissione parlamentare antimafia.


