Di Alfonso Vannaroni
Un passo indietro o un passo avanti? La politica si interroga: il futuro di Marino e della sua giunta è tutto da chiarire. “Io non ho cambiato idea, sono qui per restare fino al 2023”, ha fatto sapere il primo cittadino. L’affondo del premier Renzi, che aveva dichiarato: “se il sindaco è in grado di governare, vada avanti. Se non è in grado, no”, non lo spaventa. Marino sembra infatti determinato: “giudico l’intervento riuscito quando il paziente è uscito dalla sala di rianimazione, ha finalmente abbracciato medici e infermieri e subito dopo la sua famiglia”. E poi torna ai tempi dell’insediamento: “quando sono arrivato abbiamo ereditato una situazione analoga a quella di Monti dopo il governo Berlusconi. Dovevamo decidere se continuare a produrre debito o avviare il risanamento”. Ma Mafia Capitale ha lasciato il segno. Quell’organizzazione criminale – così diversa dalla mafia tradizionale perché generata dal cuore della città eterna – e così potente da inquinare la politica, turbare gli appalti, tanto da far parlare di scioglimento del Comune, non può non avere ricadute politiche.
L’inchiesta non ha sfiorato il sindaco ma ha colpito pezzi della maggioranza capitolina. E’ su questo che adesso puntano le opposizioni. “Abbiamo depositato una mozione di sfiducia – ha fatto sapere Enrico Stefano, consigliere del Movimento cinque stelle – evidenziando le criticità legate a Mafia Capitale e ricordando che l’ex assessore Ozzimo, ora ai domiciliari, era stato scelto da Marino. Quindi il sindaco, nella migliore delle ipotesi, non sa scegliere i suoi collaboratori e non può governare la Roma”. Per discutere e votare il documento occorrono 19 firme. “Noi siamo quattro – ha aggiunto il consigliere – ne mancano 15. Tutta l’opposizione deve firmarla per poterla discutere”. C’è poi il Nuovo centro destra che ieri con una immagine di Marino abbracciato a una poltrona, ha invitato il primo cittadino alle dimissioni. “Il rapporto tra Marino e la città si è ormai dissolto – ha detto la coordinatrice di Ncd Roberta Angellilli”.
A piazza Venezia il corteo dei movimenti per la casa ha fischiato verso Palazzo senatorio: “vergogna, non ci interessa salire in un Campidoglio che non parla più con la città – hanno gridato i manifestanti – Aspettiamo ancora gli incontri per l’emergenza abitativa”. Non mancano poi i mal di pancia nella maggioranza. Sinistra ecologia e libertà chiede l’azzeramento della giunta e quindi l’allontanamento del vicesindaco Luigi Nieri. “Siamo pronti a riproporre un patto per il governo, ma non ad ogni costo ha fatto sapere Massimiliano Smeriglio, esponente del partito e vicepresidente della giunta regionale – Aspettiamo la risposte del sindaco e dal Pd”. Taglia corto il Prc. “Le dimissioni di Marino sarebbero un atto dovuto e un gesto di buon senso, davanti al verminaio scoperchiato a Roma – dice il segretario nazionale Paolo Ferrero – Marino sta combinando tanti guai quanti ne ha combinati Monti”. Un’altra frecciata è arrivata infine dalla presidente della commissione antimafia Rosi Bindi. L’esponente Pd in una intervista all’Espresso ha dichiarato: “se ci fosse la consapevolezza che con una scelta politica si può evitare la vergogna dello scioglimento della capitale d’Italia per mafia, il sindaco e il Pd dovrebbero fare un passo indietro. La situazione non può restare così com’è. Non si può interpretare un eventuale mancato scioglimento come un’assoluzione. Non si può dire: tutto a posto, non siamo inquinati. La politica deve immaginare soluzioni innovative”. Intanto se a Roma si votasse oggi (sondaggio di Ixè per Agorà), il 31 per cento degli intervistati non andrebbe al seggio o sarebbe indeciso, mentre il candidato del Pd raccoglierebbe il 26 per cento, quello dei Cinque stelle il 16, il candidato del centrodestra il 13 per cento.



