Riteniamo inaccettabili per gli infermieri – dichiarano Anna Rita Amato e Antonino Gentile, RSA Nursind San Carlo-IDI – molti dei punti presenti nell’accordo sottoscritto in data 9 aprile 2015 dalla Fondazione Luigi Maria Monti  e alcune sigle sindacali del comparto che hanno partecipato alle consultazioni sindacali previste dall’ormai noto trasferimento d’azienda. Infatti il 14 aprile scorso le strutture del gruppo IDI Sanità (San Carlo di Nancy, Irccs IDI, Villa Paola e due RSA ) sono state acquisite dalla Fondazione Luigi Maria Monti dopo due anni di amministrazione straordinaria sotto l’egida del MISE e di tre commissari straordinari inviati nel 2013 per porre rimedio alla grave crisi economica frutto di una passata gestione, su cui sta indagando la Procura (40 indagati e 144 capi di imputazione), e che ha visto i lavoratori sacrificarsi e lavorare senza stipendio per tenere aperte le strutture.

La cessione dei rami d’azienda è avvenuta a seguito di quanto previsto dalla normativa ex art. 47 L. 428/90 con un accordo sindacale che ha messo precocemente la parola fine ad una trattativa che avrebbe dovuto proteggere nei minimi dettagli le condizioni di passaggio dei lavoratori alla Fondazione. Tale accordo, firmato da Cgil,Uil e Ugl, lascia ampio margine alla discrezionalità datoriale, a fronte del mantenimento dei livelli occupazionali per soli due anni, come già garantisce la legge. Per quanto riguarda l’ ospedale di via Aurelia, con il placet sindacale, si è arrivati alla cessione del cespite San Carlo a favore di una s.r.l. a socio unico, denominata Luigi Maria Monti srl, con capitale sociale di soli 10.000 euro controllata dalla Fondazione. In questo scenario fitto di incertezze, in cui non si è ancora reso noto il piano industriale, si ritrovano a lavorare circa 500 infermieri a cui si sta chiedendo, visto la dismissione degli appalti di ditte che fornivano personale ausiliario, di essere “flessibili” a 360 gradi e  costretti alla mobilità tra le varie strutture, distanti tra loro anche 130 km, bypassando  un filtro sindacale che stabilisca criteri condivisibili con garanzie eque e non discriminatorie. Come O.S. Nursind – continuano Amato e Gentile – riteniamo che la dignità professionale della categoria infermieristica non possa essere inficiata da alcuna intesa datoriale-sindacale che, volta a derogare il più possibile gli artt. 2112 e 2103 del Codice Civile in materia di tutele e diritti dei lavoratori trasferiti, non garantisce totalmente la soddisfazione dei crediti maturati passati, azzera da un giorno all’altro il patrimonio delle ferie disapplicando normative nazionali, pone condizioni lavorative inaccettabili nei due anni a venire e costringe i singoli a vedersi applicare e ad accettare tale accordo per mantenersi il posto di lavoro.

Le infermiere e gli infermieri delle strutture gruppo IDI Sanità, ricordiamo accreditate presso il Servizio Sanitario della Regione Lazio, in questi 4 anni dall’inizio della nota crisi stanno pagando un prezzo ingiusto e troppo oneroso se si considera che le responsabilità del dissesto economico appartengono ad altri.
Come O.S. Nursind – concludono Amato e Gentile – sigla sindacale che tutela e difende i diritti degli infermieri, siamo pronti a mettere in campo sin da subito tutte le forme di protesta a garanzia degli iscritti che in questo momento vedono scavalcata, tramite un accordo peggiorativo, la propria dignità e professionalità, iniziando dalla diffida verso l’amministrazione ad ottenere il consenso dei singoli infermieri sulle proposte contrattuali sottoscritte da altre organizzazioni sindacali. 

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